«IN CONCERTO VOLUME II - Fabrizio De André» la recensione di Rockol

Fabrizio De André - IN CONCERTO VOLUME II - la recensione

Recensione del 12 feb 2002 a cura di Diego Ancordi

La recensione

Questa nuova produzione postuma riguardante Fabrizio De André presenta una dozzina di canzoni del cantatutore genovese interpretate nel corso della sua ultima tournée. Registrato in teatro fra il 1997 e il 1998 a Genova, Milano e Roma (a parte le esecuzioni di “La domenica delle salme” e “Don Raffaè”, “catturate” nel 1991), “In concerto volume II” copre equamente tutta la produzione di Fabrizio, dalle più vecchie “Bocca di rosa” e “Fiume Sand Creek” alle più recenti selezioni di “Anime salve” (che gode di particolare considerazione con la presenza di “Disamistade”, “Ho visto Nina volare”, “Le acciughe fanno il pallone”, “Anime salve” e “Smisurata preghiera”), passando per gli episodi dialettali come “Don Raffè” in napoletano e le due composizioni in genovese tratte dal capolavoro “Creuza de ma”: “Sidùn” e “Jamìn-a”. La maggior parte delle composizioni che qui ascoltiamo sono cofirmate da Fabrizio con Ivano Fossati (“Anime salve” era infatti un lavoro a quattro mani dei due mostri sacri della canzone nostrana); negli altri brani riscontriamo lo zampino di Mauro Pagani e Massimo Bubola. Titoli e nomi che sono già di per sé garanzie di qualità, così come quelli dei musicisti che accompagnavano il cantautore sul palco: Mark Harris, Ellade Bandini, Stefano Cerri e i figli Cristiano e Luvi fra gli altri. Insieme al primo volume (del 1999), questo disco dona a chi non ne ha avuto l’opportunità il piacere di gustarsi gli arrangiamenti che caratterizzarono le esibizioni del De André degli ultimi anni. Arrangiamenti colti, piacevoli e nettamente sbilanciati verso la matrice etnica: il dialetto genovese e napoletano, il largo uso di strumenti acustici e di cori, il Mediterraneo, l’universo dei Nativi Americani, i tappeti percussivi a largo respiro. Il tutto reso con assoluta perfezione sia dal punto di vista sonoro che esecutivo grazie una band straordinaria e ad un impianto di amplificazione all’avanguardia. E’ così che le semplici filastrocche e l’essenziale quanto efficace poetica di Fabrizio de Andrè vengono rifinite con maestria, sensibilità e grande gusto estetico per sfociare in capolavori assoluti ricchissimi anche dal punto di vista musicale, qualità che si realizza raramente nel panorama cantautorale italiano. Quello che non fanno la poetica e la straordinaria forza evocativa dei testi di Fabrizio e dei suoi collaboratori (ma come non emozionarsi solo di fronte a versi come “Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso” o “Tirai una freccia in cielo per farlo respirare, tirai una freccia al vento per farlo sanguinare, la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek”?) lo fanno i bellissimi arrangiamenti (Mauro Pagani su tutti) e la perfetta calibratura dei suoni. Non c’è naturalmente nulla di nuovo, in questo disco, ma la sua cristallina bellezza, la crudezza, la spiritualità e la profondità delle immagini in esso contenute ne fanno uno dei migliori live mai prodotti nel nostro paese, creando una tensione emotiva in grado di smuovere anche i sassi.

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