«IRON FLAG - Wu-Tang Clan» la recensione di Rockol

Wu-Tang Clan - IRON FLAG - la recensione

Recensione del 16 feb 2002

La recensione

I Wu-Tang Clan sono il collettivo hip hop più numeroso in circolazione, con membri stabili e affiliati minori. Nonostante ognuno di loro si conceda ampi spazi creativi fuori del nucleo principale, come per le grandi “famiglie”, alla fine ciò che conta davvero è continuare la dinastia. Una “congregazione di guerrieri del rap” che ha deciso di interrompere le lunghe pause tra un album e l’altro, chiamati alle armi dai tragici fatti dello scorso 11 settembre: dopo tanto tempo, sono tornati a registrare a New York, la loro città, sventolando la loro bandiera, come segno d’appartenenza e fedeltà ai loro ideali. Non a caso, “Iron flag” si apre con “In the hood”, un brano dove echeggiano colpi di pistola e mitragliatori, sirene spiegate, urla di dolore: quanto basta per rilevare che nel “ghetto globale” non c’è pace.
Il Clan, è sempre stato piuttosto sensibile alla realtà, mettendo spesso in pratica quello che ha predicato e, le fedine penali, non certo immacolate, ne sono la prova evidente; ne sa qualcosa il controverso Ol’ Dirty Bastard, assente nell’album proprio per scontare un lungo periodo detentivo. C’è però la gradita presenza di Flavor Flav (Public Enemy) nella canzone “Soul power”, le cui rime citano la celebre “Fight the power e si mescolano ad un sound di derivazione jazz-funk. Ampio spazio al soul, attraverso cori femminili e groove trascinanti, sono gli altri elementi che emergono da “Iron flag”, il quale gioca al meglio le sue carte in brani come, “Rules”, “One of these days” (che ricorda un po’ i suoni di Moby), “Back in the game” (con la produzione dei Trackmasters e la voce dell’inossidabile Ron Isley degli Isley Brothers) e “Dashing” (è un’impressione di chi scrive o il Wu-Tang Clan si è ispirato a “Jingle bell”?).
Scevri da ammiccamenti pop e manierismi, schietti e diretti, i numerosi membri del Clan confermano l’essenza stessa della loro arte, la quale, semmai, imita la vita. Eppure, “Iron flag”, sembra assumere spesso toni più pacati rispetto alle produzioni precedenti, essendo meno ostico al gradimento anche da parte dei fruitori saltuari del rap. Una prova soddisfacente, quella proposta nel quarto capitolo del Clan, dove però la mancanza di ODB si sente, eccome. La sua ironia, il suo stile da “ubriaco perenne”, avrebbe di certo permesso un maggiore bilanciamento allo strapotere di Method Man e RZA.


(Alessandra Zacchino)

TRACKLIST

02. Rules
04. Soul power (black jungle) featuring Flavor Flav
05. Pinky ring aka Uzi
07. Ya’ll be warned
08. Babies
10. Back in the game featuring Ron Isley
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