«WISHBONES - David Knopfler» la recensione di Rockol

David Knopfler - WISHBONES - la recensione

Recensione del 15 feb 2002 a cura di Diego Ancordi

La recensione

Notizie dalla quieta campagna inglese, dove David Knopfler risiede e compone le sue canzoni. Ancora una volta l’ex-Dire Straits, fratello del più noto Mark, fa capolino e ci propone una manciata di brani inediti. Il nuovo episodio della discografia solista di David è intitolato “Wishbones” e si presenta come un lavoro crepuscolare, in linea con l’immagine di copertina. Una dozzina di composizioni, più due bonus tracks, che ci catapultano in un’atmosfera di pace e tranquillità. Canzoni lente e pacate, confezionate in una produzione elegante, divisa dall’autore con Harry Bogdanovs e Chris Kimsey (Rolling Stones, Ash, INXS), che ha potuto contare sull’apporto di una lunga lista di session men d’alto bordo: a partire da Chris Rea, che qui mette il suo caratteristico stile sulla sei corde a disposizione del collega, fino a Geoff Dugmore, Phil Palmer, Hutch Hutchinson (Joe Cocker), Eddi Reader (Fairground Attraction), Alan Clark e Chris White.
Largo spazio al pianoforte per sottolineare le atmosfere intimiste di ballate come “Arcadie” o “Karla Faye”, ma nell’iniziale “A clear day” (St. Swithun’s day)” e nel country-pop di “May you never” David si serve anche della steel guitar, mentre in “Jericho” spunta il suono folkie di un whistle. In altri brani l’autore si avvale dell’apporto sinfonico della English Philarmonic Orchestra diretta e arrangiata da Paul Bateman. In certe composizioni (come “Means of survival”) si fa sentire lo stile dei Dire Straits e del resto la filosofia melodica di “Wishbones” non è lontana da quella della band che David fondò insieme al fratello. David Knopfler è personaggio abbastanza schivo, riservato; sta lontano dalle cronache e si fa gli affari suoi da buon padre di famiglia. Nessun eccesso, nessuna bizzarria da rockstar. La sua produzione musicale si presenta dunque perfettamente in linea con quello che all’apparenza sembrerebbe essere la sua vita: assolutamente tranquilla. Avvicinatevi quindi a “Wishbones” come a un disco di matrice cantautorale, profondamente introspettivo e suonato con classe.

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