«FUN CLUB - Manlio Sgalambro» la recensione di Rockol

Manlio Sgalambro - FUN CLUB - la recensione

Recensione del 14 gen 2002

La recensione

Non è che ci siamo sbagliati, e abbiamo ripubblicato una recensione di qualche mese fa. E’ che ho scientemente aspettato un po’ prima di scrivere di questo disco, perché – dopo averlo ascoltato con (quasi renitente) divertimento nei primi giorni dopo l’uscita, avevo messo da parte il CD ripromettendomi di rimetterlo nel lettore a mente fredda e lontano da ogni pur garbata pressione promozionale.
Beh, riascoltato dopo qualche settimana “Fun club” mi ha confermato quasi punto per punto le stesse impressioni del primo incontro. Prima di tutto: pur essendo un divertissement, evidentemente un gioco scherzoso, è un divertissement colto e raffinato, fino allo snobismo. Perché può essere solo ultrasnobistico il progetto di affidare a un anziano signore piuttosto sfiatato e nemmeno troppo intonato il compito di registrare le cover di un mazzetto di canzoni da ballo scritte il secolo scorso (con un’eccezione di cui diremo); e può essere solo frutto di raffinatissima malignità l’intento di convincere una casa discografica – coi mala tempora che currunt, dal punto di vista del mercato – a pubblicare un disco clamorosamente fuori mercato, evidentemente impossibilitato ad ottenere significativi risultati di vendita (a proposito, mi piacerebbe sapere quante copie sono uscite dai negozi di “Fun club”...).
Comunque: questo signor filosofo anziano e sfiatato, che non ha nemmeno troppa familiarità con le lingue (eppure canta canzoni americane e francesi nella lingua in cui sono state scritte) ha affrontato l’impegno, o lo scherzo, se preferite, con grande serietà. E circondato da signori musicisti (fra i quali Carlo Guaitoli e Michele Fedrigotti al pianoforte, Lele Melotti alla batteria, Greg Cohen al basso, Chicco Gussoni alla chitarra; ma voglio citare anche le vocaliste Mary Montesano e Vera Quarleri, che rifanno deliziosamente il Duo Fasano), assecondato dall’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo e spalleggiato dai suoi complici Franco Battiato e Saro Cosentino, ha cantato – oddìo, “cantato” è una parola grossa: diciamo che ha declamato con una sorta di recitarcantando – tredici brani piuttosto noti, alcuni anche celebri. Li ha rifatti come se stesse cantando facendosi la barba, oppure passeggiando lungo un viale in primavera, oppure intrattenendo gli altri ospiti di un ricovero per anziani nel corso di una serata di Capodanno.
Risultato? Come dicevo, straniante ma anche, a tratti, molto divertente. Le basi musicali sono strepitose (chissà come mai la Columbia non ha pensato di pubblicarle a parte, per gli appassionati di ballo in coppia), eleganti, mai invadenti. Le canzoni sono (quasi) tutte assai belle, né potrebbe essere diversamente visti gli autori (Giovannino D’Anzi, Garinei-Giovannini-Kramer, Hal David & John Barry, Irving Berlin, Henry Mancini, Burt Bacharach...); alcune sono piuttosto adatte anche a una interpretazione non professionale (“Non dimenticar le mie parole”, “Camminando sotto la pioggia”, “Cheek to cheek”) e danno risultati di ascolto più che piacevoli. Certo, “Moon river” è qui imbarazzante, “Ciao Pussycat” – con la sua strofa dalla melodia sinuosa – è assolutamente fuori dalla portata vocale di Sgalambro, “As time goes by” e “We have all the time in the world” non riescono a conservare la suggestione della versione originaria. Ma, come dicevo, l’album nel suo complesso è assolutamente apprezzabile, purché sia ascoltato con l’attitudine corretta.
In questo quadro, due dettagli stonati: la pretenziosa recitazione poetica sulle note di “Bachianas brasileira” di Villa Lobos che chiude l’album, e – del tutto incoerente con il resto del disco – la riproposta di “Me gustas tu” di Manu Chao (appunto, l’unica canzone di questo secolo): già trovavo irritante e tremendamente sopravvalutata la versione originaria, risentirla in questa versione mi disturba anche di più, perché è forse qui che il gioco della provocazione si fa troppo trasparente e non più condivisibile. Tant’è: se l’album si intitola “Fun club”, ci sarà una ragione. E allora, suppongo che Sgalambro abbia voluto citare sogghignando il Palazzeschi futurista di “E lasciatemi divertire”. Non conoscete la poesia? Beh, non vi farà male leggerla.
Tri tri tri,
fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu ihu.

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
licenze, licenze,
licenze poetiche.
Sono la mia passione.

Farafarafarafa,
Tarataratarata,
Paraparaparapa,
Laralaralarala!

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la... spazzatura
delle altre poesie.

Bubububu
fufufufu
Friù!
Friù!

Se d'un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?

Bilobilobilobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù.
U.

Non è vero che non vogliono dire,
vogliono dire qualcosa.
Voglion dire...
come quando uno
si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.

Aaaaa!
Eeeee!
Iiiii!
Ooooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!

Ma giovinotto,
diteci un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con così poco
tenere alimentato
un sì gran foco?

Huisc... Huiusc...
Huisciu... sciu sciu,
Sciukoku... Koku koku,
Sciu
ko
ku

Come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate in giapponese.

Abì, alì, alarì.
Riririri
Ri.

Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi, è bene che non lo finisca,
il divertimento gli costerà caro:
gli daranno del somaro.

Labalav
falala
falala...
eppoi lala...
e lalala, lalalalala lalala.

Certo è un azzardo un po' forte
scrivere delle cose così,
che ci son professori, oggidì,
a tutte le porte.

Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!

Infine,
io ho pienamente ragione,
i tempi sono cambiati,
gli uomini non domandano
più nulla dai poeti:
e lasciatemi divertire!

(Franco Zanetti)

Tracklist:
“Non dimenticar le mie parole”
“Me gustas tu”
“Donna”
“We have all the time in the world”
“Camminando sotto la pioggia”
“La vie en rose”
“As time goes by”
“La mer”
“Cheek to cheek”
“Parlami d’amore Mariù”
“Moon River”
“Ciao Pussycat”
“Bachianas brasileira”
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