«SCARECROW - Garth Brooks» la recensione di Rockol

Garth Brooks - SCARECROW - la recensione

Recensione del 21 gen 2002 a cura di Diego Ancordi

La recensione

Dopo un tributo al “collega”/alter ego Chris Gaines, un album natalizio pubblicato lo scorso settembre con largo anticipo sulle festività e l’ennesimo annuncio di ritiro, Garth Brooks pubblica l'ennesimo disco “country” di pregevole fattura, che già negli USA gli sta regalando l’ennesimo primo posto in vetta alla classifica e conseguentemente gli sta infilando in saccoccia gli ennesimi milioni di dollari. Posizione invidiabile la sua, ma senza dubbio meritata, perché quando si tratta di prendere in esame la materia country e farne un prodotto moderno ed efficace, Garth è sicuramente il migliore. E lo dimostra ancora una volta con “Scarecrow”, splendido concentrato di radici americane e aperture melodiche, che si avvale della collaborazione del fido produttore Allen Reynolds e di illustri colleghi come Trisha Yearwood alle seconde voci (con la quale Brooks duetta in “Squeeze me in”), George Jones (che invece canta con lui in “Beer run”), Jerry Douglas e Béla Fleck (rispettivamente al dobro e al banjo in “Don’t cross the river”). Il disco si apre con “Why ain’t I running”, una bellissima rock ballad che si giurerebbe scritta da Bob Seger, per passare con assoluta nonchalance dal country-rock (“Beer run”, “Rodeo or Mexico”) al pop (“Wrapped up in you”, “The storm”), dal country (“Big money”) al southern rock’n’roll (“Squeeze me in”), dalla ballata country (“Pushing up daisies”) al bluegrass (“Don’t cross the river”), con la consueta spruzzata di “James Taylor style” in “Thicker than blood” e una puntatina cinematografica finale con “When you come back to me again”, tema musicale del film “Frequency”.
Nonostante lo Stetson sempre calato in testa, Garth Brooks getta il suo sguardo molto più lontano di quanto probabilmente possa vedere la gran parte dei suoi fans americani. Dopo avere assimilato alla perfezione tutto quanto riguarda le proprie radici e dopo aver studiato a fondo la cultura country, Brooks ha infatti sviluppato attitudine per il rock e il pop. Se questo a qualcuno può far storcere il naso nulla cambia per lui, visto che continua a vendere milioni di dischi. E nulla cambia per chi li compra, perché un album di Garth Brooks difficilmente si rivela un acquisto sbagliato.

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