«SOULJACKER - eels» la recensione di Rockol

eels - SOULJACKER - la recensione

Recensione del 05 gen 2002

La recensione

Questo album si è classificato al 3° posto nella classifica dei dischi dell’anno stilata da Rockol.

“Souljacker” è il quarto lavoro degli eels, gruppo californiano capitanato dal misterioso Mark Oliver Everett, alias E, definito dai fan “il padrino di tutti i piccoli freak con il cuore spezzato”.
In realtà, il termine gruppo non è il più adatto per questi ragazzi; infatti, sin dal loro esordio, le anguille (eels appunto) si sono sempre presentate come l’estensione musicale della furiosa fantasia di E, che, per ogni disco, si è scelto a piacimento musicisti e produttori con cui collaborare (eccezione fatta per il fido batterista Butch rimasto sempre al suo fianco). Per lavorare a questo nuovo album sono stati chiamati: John Parish (già produttore e chitarrista dei PJ Harvey), Joe Gore (altro collaboratore della Harvey) e Kool G. Murder (al basso).
Souljacker, in slang, è il termine usato dai media per definire i serial killer che credono di poter rubare l’anima alle loro vittime. Forse, il signor E crede di essere uno di loro e di saper togliere il soffio vitale ad alcune persone per trasformarle in una delle sue canzoni. Ogni brano, infatti, racconta la storia di qualcuno: il ragazzo con la faccia da cane, Jonny, Sally, il fantasma amichevole, la teenager strega, il ragazzo solo alla fermata dell’autobus e tanti altri.
Il “Dog faced boy” apre le danze ringhiando tutta la sua rabbia di diverso (tema portante di tutti i personaggi narrati da E): “Mia mamma non mi vuole rasare/ Gesù non mi salverà/ Ragazzo con la faccia da cane”.
“That’s not really funny” cambia, musicalmente parlando, le carte in tavola mischiando un furioso punk con inquietanti stacchi di tastiere e le urla del cantante in una irreale atmosfera alla Tom Waits.
Con “Fresh felling” si chetano gli animi (il brano è costruito su una partitura d’archi composta per “Daisies of the galaxy”, la canzone in cui era inclusa era “Selective memory”), ma, dopo la dolce “Woman driving, man sleeping”, arriva subito la potente “Souljacker part 1” (il video è stato girato da Wim Wenders). Le anime rubate, in questo caso, sono quelle di Jonny e Sally (sicuramente parenti di quel “Jeremy” cantato dai Pearl Jam) che odiano i professori, odiano la scuola e stanno per fare qualcosa.
“Jungle telegraph” è una delle composizioni più stratificate e bizzarre del campionario musicale degli eels, si parte con delle percussioni tribali, si aggiunge una chitarra country, si sommano altri effetti finché un’orchestra jazz, con un ragtime, interrompe il pezzo. Sembra che la quiete sia tornata, ma no, si torna giù a capofitto in un groove che potrebbe fare concorrenza ad alcuni brani di Fatboy Slim.
“What is this note?” chiude l’album con un arrembante punk, il miglior modo per sottolineare questo nuovo approdo a cui sono giunte le anguille. Un rock cinico, abrasivo e d’effeto, ma sempre molto ironico.

(Giuseppe Fabris)

TRACKLIST

01. Dod faced boy
02. That’s not really funny
03. Fresh feeling
04. Woman driving, man sleeping
05. Souljacker part 1
06. Friendly ghost
07. Teenage witch
08. Bus stop boxer
09. Jungle telegraph
10. World of shit
11. Souljacker part 2
12. What is this note
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