«WHITE LILIES ISLAND - Natalie Imbruglia» la recensione di Rockol

Natalie Imbruglia - WHITE LILIES ISLAND - la recensione

Recensione del 03 dic 2001

La recensione

Primo commento: mmmh. Anche se poi, a sentirlo con attenzione, “White lilies Island” non è un lavoro da buttare. Anzi. Il fatto è che parte svantaggiato, gravato com’è dalle aspettative esagerate che il mondo nutriva nei suoi confronti: dalla cantante “Torn” e dopo quattro anni di silenzio si pretendeva un disco eccelso. E questo disco è molto distante dalla perfezione.
Si comincia bene con il singolo “That day”, che la Imbruglia ha scritto a Los Angeles assieme a quel Pat Leonard che fece la fortuna di Madonna: ritmo incalzante e parole dure, “That day when everything was a mess/ And everything was in place/ And there’s too much hurt/ Sad, small, scared, alone”: Natalie dipinge se stessa come “triste, piccola, spaventata, sola”, mostrando di possedere un’autocoscienza notevole e di non voler giocare tutti i costi a fare la superdonna. Ma già con “Beauty on the fire” si scende di un gradino, e lo standard (alto) di “That day” non verrà più raggiunto in tutto l’album. Un minimo di sollievo con “Satellite”, che potranno apprezzare soprattutto i fan di Joni Mitchell, e poi subito una scivolata nel pop di “Do you love”, un vecchio amore che la Imbruglia non dà segno di voler dimenticare. Avanti sulla stessa linea con “Wrong impression”, mentre la ballad “Goodbye” ha un suo senso, per lo meno se vi piacciono i momenti riflessivi e le love songs alla Celine Dion.
Prima della pubblicazione di “White lilies Island” Natalie Imbruglia ha confessato di aver tratto profonda ispirazione da gruppi come Travis, Coldplay, Radiohead: dall’ascolto del suo disco a dire il vero si evince un vago spirito di emulazione più che una reale comunanza artistica con i dominatori della scena inglese. Al punto che verrebbe da dire: Natalie Imbruglia ha pubblicato quest’album per la pressione dei discografici, non tanto perché aveva qualcosa di davvero importante da cantare. Il fatto è che qui manca un dato davvero fondamentale: l’ambizione. E’ come se la Imbruglia non volesse rischiare, non osando mettersi alla prova fino in fondo. Il risultato è un lavoro pulito, che passa via e scorre senza lasciare troppe tracce, che non provoca danno alcuno ma nemmeno riesce a folgorare. Che inizia accattivante e finisce come deve finire: “Come September”, un’invocazione più che una canzone, è un’ottima traccia conclusiva grazie alla sua atmosfera fiabesca e lieve. E Natalie è una principessa a cui hanno rubato il castello, che si guarda attorno smarrita, in attesa del Cavaliere senza macchia e senza paura. E se, nel prossimo disco, andasse un po’ lei a cercarlo?


(Paola Maraone)

TRACKLIST

05. Wrong impressione
06. Goodbye
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