«LA CURVA DELL'ANGELO - Renato Zero» la recensione di Rockol

Renato Zero - LA CURVA DELL'ANGELO - la recensione

Recensione del 17 nov 2001

La recensione

Il cielo sopra la Camilluccia. Renato Zero avrebbe potuto chiamare così il suo nuovo disco (la Camilluccia è la lunga ed esclusiva strada romana dove vive il cantante) che alla fine, invece, ha intitolato “La Curva dell’Angelo”. Altro titolo, dunque, ma come nel bel film di Wim Wenders sono tanti i riferimenti a questa divina, ma anche molto terrena creatura, importantissima per la vita del nostro eroe. Si capisce questo nelle prime pagine del libretto del CD dove, dopo un’introduzione sul tema, compare questa dedica: “A tutti gli Angeli che ho incontrato e perso... che hanno amorevolmente sconfitto ogni mia paura. Che non ci sono perché io ci sia. Con tutto il rispetto che posso... vi prometto l’amore... per sempre! A tutti gli altri un solido paracadute”.
Il disco vero e proprio, che arriva a distanza di 5 anni dall’ultima fatica originale, contiene 13 brani scritti da Zero insieme con Maurizio Fabrizio, Claudio Guidetti, Senesi e Podio. A produrli un gigante come Ennio Morricone (suo è il lavoro fatto per “Pura Luce”, il pezzo che chiude l’album), al lavoro insieme a Celso Valli (firma tre canzoni) e Fio Zanotti (tutto il resto).
Si parte, bene, con “Svegliatevi poeti”, dove si parla del tempo che passa e cambia le persone e che per recuperare lo spirito di una volta bisognerebbe dare ascolto ai poeti (“Così quando incontri i poeti/ confidagli le pene e i mali tuoi/ tu puoi affidargli l’anima lo sai/ per tramandare ai figli dei tuoi figli/ l’essenza della tua esistenza e poi/ perché un altro poeta si risvegli: e ti svegli”). Contro la mediocrità e l’invidia la seconda traccia: “Qualcuno mi ha ucciso”, che vede Zero cantare “Chi mi ha reso ectoplasma la pagherà, comunque se rinasco gabbiano gli cagherò proprio sul muso...”. Entrambi i pezzi, come del resto tutti gli altri del disco, fanno perno su un solido impianto melodico confezionato con cura, all’insegna di quella cifra stilistica che fa di Zero un piccolo maestro della canzone d’autore pop e popolare. La seconda, ha un buon lavoro sui cori e un finale che per qualche istante ricorda “Heal the World” di Michael Jackson.
In tutto il lavoro, è chiaro, l’enfasi e la retorica nei testi, anche quando compaiono gli angeli, dilagano. Ma si tratta di Renato Zero e se così non fosse non sarebbe più lui. Terzo pezzo è “Il maestro”, sul talento da non sprecare per alcun motivo (“Prima l’arte, la passione e dopo il resto.../ premiami se puoi/ un bel saggio e poi/ un applauso a tutti noi/ che impariamo...”), che inizia con un piano emozionante per poi lasciare spazio ad una ricca sezione d’archi. Seguono “Storie da dimenticare”, sulle famiglie sfasciate, nate male e fonte d’ogni guaio per i figli e sull’importanza di diventare genitori con consapevolezza (la chitarra introduttiva è simile a “Two princes” degli Spin Doctors, c’è un gran coro e il ritmo è sostenuto) e “la Medicina”, sull’amore come unico rimedio, canzone lenta e avvolgente che scivola malamente quando Zero canta “Ahi! Ahi! Ahi! Ahi! Non è mai semplice/ meno che mai per noi...” e sotto partono delle nacchere spagnole. Giustamente impietosa la ritmata “Nuda proprietà”, sui ragazzi ormai adulti che da casa dei genitori proprio non vogliono andar via (”basta con questa minestra perché non vai via... basta! Le tartine e i supplì/ in nessun posto come qui...”), mentre “Libera” per un po’ fa venire in mente “Mad about you” di Sting. Quasi da ballare, l’invettiva contro la violenza dei tifosi negli stadi contenuta in “Fuori gioco”, piacevole come la ballad di “Innocente” o la toccante e autobiografica “Anima grande”, dedicata dall’artista capitolino al padre morto in “un freddo gennaio”, forse l’episodio più riuscito e sentito dell’intero disco (“Folle nell’inseguire una carriera/ avrei dovuto sedermi accanto a te... di piu’... quanto coraggio mi hai dato a dirmi di no... ma che figlio bizzarro che hai/ ti somiglia lo sai...). Chiudono “La curva dell’Angelo” la grintosa “Un nemico sincero”, per Zero meglio di un falso nemico; l’appassionata “Non cancellate il mio mondo” e “Pura luce” (la canzone prodotta da Morricone), un gran finale da cerimonia religiosa, cosa che sempre più spesso capita al nostro inconfondibile eroe. Che, se vi è sempre piaciuto, continuerà a farlo anche con questo suo nuovo lavoro. Amen.
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