«PAPER SCISSORS STONE - Catatonia» la recensione di Rockol

Catatonia - PAPER SCISSORS STONE - la recensione

Recensione del 22 ott 2001

La recensione

Potreste apprezzarla oppure desiderare di sputarle addosso. E’ questo l’effetto che fa Cerys Matthews, frontwoman dei Catatonia, con la sua vocetta infantile e a tratti decisamente stridula. A noi che ce ne siamo innamorati vien facile giudicare il suo nuovo disco come un buon lavoro, qua e là addirittura sorprendente: (quasi) perfetto esempio di pop inglese solidamente strutturato eppure anticonformista, che non dimentica la vecchia scuola e allo stesso tempo si lancia nella musica del nuovo millennio con disinvoltura estrema.
Si comincia con “Godspeed”, lenta e ammaliante, quasi stregata, e di qui si passa a “Immediate circle”, di gran lunga più ritmata della precedente, anzi incalzante e in costante accelerazione, che sembra risuonare in sincrono con il battito di cuore di un tachicardico. In “Fuel”, la traccia successiva, trova spazio la protesta sociale (cui, in un modo o nell’altro, i Catatonia non sono mai stati indifferenti): qui, benché Cerys Matthews tenda a far passare la cosa sotto silenzio, si affronta il problema del costo della benzina che l’anno scorso ha tanto animato l’Inghilterra e il suo governo. “Stone by stone” è un brano uptempo, ben costruito, con un coro che lascia il segno: dal vivo deve suonare piuttosto bene. In generale, tutta la prima parte dell’album è così forte e ben congegnata da lasciare a bocca aperta; la seconda si “placa” un po’, ed è un bene, perché in questo modo brani-perla come “Blues song” e “Village idiots”, riescono a respirare - e a risplendere - appieno.
Musicisti coesi attorno a Cerys Matthews e abili nel fare il loro mestiere, originalità che per una volta suona spontanea e soprattutto una bella lezione per i colleghi inglesi fermi (da tempo) al palo: questo è il disco dei Catatonia, un affascinante miscuglio capace di mettere assieme cose molto serie e altre che lo sono un po’ meno. Come “Apple core”, un brano che dura appena un minuto e 23, in cui di continuo è ripetuta la stessa strofa: “Don’t be so hard on yourself”, non essere così duro con te stesso. Un consiglio che alcuni dovrebbero cogliere al volo.

(Paola Maraone)
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