«THE WONDERFUL LIVE - Giuliano Palma» la recensione di Rockol

Giuliano Palma - THE WONDERFUL LIVE - la recensione

Recensione del 10 ott 2001

La recensione

Le idee vincenti spesso non sono quelle che nascono a tavolino, costruite con l’unico obiettivo di avere successo. A volte nascono per caso. Così è accaduto con i Bluebeaters, formazione che doveva essere estemporanea, nata mettendo insieme spezzoni di Casino Royale, Africa Unite e Fratelli di Soledad, e che invece in tempi relativamente brevi si è affermata come vera e propria band di culto.
Il gruppo di musicisti “già accasati” ha pensato, qualche anno fa, di unire l’utile, cioè mettere insieme con questo progetto collaterale un po’ di concerti per arrotondare le entrate, al dilettevole, cioè fare cover, in stile blue-beat (un ritmo di velocità intermedia fra reggae e ska), di brani di varia provenienza e dignità artistica.
Il risultato è stato una musica divertente e corposa, tanto che i concerti, e il pubblico che li andava a vedere, si moltiplicavano con il passare del tempo.
E’ venuto poi il momento dell’esordio discografico con “The album”, prima disponibile solo in rete e poi per via tradizionale. E anche quello è andato bene, sia sul piano delle vendite che su quello della qualità.
Ora tocca ad un nuovo disco, stavolta dal vivo, intitolato “The wonderful live”, con un gioco di parole con “The wonderful life”, uno dei cavalli di battaglia della band. Il risultato è ottimo anche stavolta. Si tratta sempre di cover, ma è estremamente piacevole il modo in cui i Bluebeaters fanno riaffiorare alla memoria (loro e nostra) le sedici canzoni contenute nel disco, alcune già comprese nell’album di esordio.
Guidati dalla voce di Giuliano Palma i sette membri del gruppo offrono versioni squisite e fortemente personali. Le melodie originali vengono ripulite e offerte nella loro essenza, e quindi fatte salire su ritmi suadenti e coinvolgenti. La forza della band sta proprio in questo saper coniugare grandi melodie e grandi ritmi, due componenti che riescono a non soffocarsi l’un l’altra, anzi a mantenere intatta la propria forza.
Questo vale per tutti i titoli, sia che ci si imbatta in un semi-classico dei Rolling Stones come “Out of time”, sia che ci si ritrovi con una trasfigurata “Believe”(proprio il pezzo che anni fa Cher ci propinò per mesi e mesi da tutte le radio).
Ma il gioco è bello finché dura poco: questo è (a meno di ripensamenti) l’episodio conclusivo della storia di questa cover band dalla creatività invidiabile.
I Bluebeaters con questo album ringraziano, salutano e se ne vanno. Ci ricorderemo della loro fragranza di pane appena sfornato.
(Francesco Casale)
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