«SHADOWS IN THE AIR - Jack Bruce» la recensione di Rockol

Jack Bruce - SHADOWS IN THE AIR - la recensione

Recensione del 08 set 2001

La recensione

Sei anni dopo il precedente lavoro in studio MONKJACK e dopo una manciata di dischi dal vivo, ecco il nuovo album di Jack Bruce, autentica leggenda del rock-blues britannico negli anni ’60 e ‘70, prima con i Cream (insieme ad Eric Clapton e Ginger Baker) e poi con il trio West, Bruce & Laing. “Shadows in the air” contiene 15 canzoni in tutto, 9 delle quali nuove e le altre appartenenti al vecchio repertorio di Bruce. Tra queste riconosciamo “Out into the fields” del periodo West Bruce & Laing e i due superclassici dei Cream “Sunshine of your love” e “White room”, scelta che fa parte di un preciso disegno. Questo album vuole infatti essere il primo episodio di una trilogia, come spiega lo stesso Jack: “Sto programmando una trilogia di dischi dalle influenze latine. ‘Shadows in the air’ è il primo e include alcune mie vecchie canzoni per incoraggiare la gente ad ascoltarlo. Il secondo album conterrà meno materiale datato; probabilmente ci sarà ‘I feel free’ dei Cream . Il terzo sarà invece composto interialmente da nuovo materiale”.
“Shadows in the air” ospita alcuni illustri colleghi di Bruce, fra cui l’ex compagno di avventura Eric Clapton (voce e chitarra nei due citati brani dei Cream), Dr. John, Gary Moore, l’ex-chitarrista dei Living Colour Vernon Reid e Kip Hanrahan in fase di coautore e coproduttore. Loro e gli altri musicisti presenti contribuiscono a rendere questo album un episodio sicuramente positivo nella carriera del bassista/chitarrista/cantante scozzese. La caratteristica principale, come annunciato dall’autore, è proprio la componente latineggiante, principalmente dovuta alla presenza delle percussioni (in primis quelle di Changuito Luis Quintana, una celebrità in terra cubana): questa componente risulta particolarmente influente in brani come il latin-blues “Windowless rooms” o i latin-soul “He the Richmond” e “Dark heart”, così come costituisce la principale differenza rispetto alle versioni originali dei due brani targati Cream. La ritmica latina fa comunque da filo conduttore in un disco nel complesso abbastanza vario, che spazia fra lo stile argentino di “Milonga” e quello jazzy di “Dancing on air”, dalla ballata “Heart quake” al New Orleans style di “This anger’s a liar” e “Mr. Flesh”, dal boogie di “Boston ball of game 1967” al sixties funky di “52nd street”. Ma anche l’influenza jazz risulta importante nell’economia sonora di “Shadows in the air”, soprattutto in selezioni come “Dancing in the air”, “Mr. Flesh” o “”Directions home”, quest’ultima dedicata ai jazzisti scomparsi Tony Williams e Larry Young.

(Diego Ancordi)
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