«BRIGHT MIDNIGHT - LIVE IN AMERICA - Doors» la recensione di Rockol

Doors - BRIGHT MIDNIGHT - LIVE IN AMERICA - la recensione

Recensione del 26 lug 2001

La recensione

In tema di classici del rock, la moda corrente è quella di mettere mano agli archivi: inediti, scarti, prove in studio, registrazioni dal vivo, demo casalinghi… Vale tutto, come ha dimostrato l'operazione "Anthology" messa in atto dai Beatles superstiti, che si sono concessi addirittura il lusso (di dubbio gusto, secondo molti) di accompagnare la voce del defunto John Lennon. I Doors sono dei pionieri del genere, visto che già ai tempi ai "An american prayer" avevano aggiunto i loro strumenti a registrazioni di Jim Morrison che leggeva alcune sue poesie. In questi anni, i tre superstiti del gruppo hanno mostrato la massima disponibilità a rendere pubblico il materiale in loro possesso, e ora cade giusto il trentesimo anniversario della morte del carismatico cantante, occasione propizia per rovistare di nuovo negli scaffali. Sfruttamento commerciale del mito? Può darsi, ma almeno lo fanno i diretti interessati. Questo CD viene presentato come un'introduzione alla serie "Bright midnight", che prevede la pubblicazione del meglio delle registrazioni raccolte fra il 1969 e il 1970, quattordici concerti da cui è stato selezionato il materiale per il doppio "Absolutely live" del 1970. I brani di "Live in America" provengono da sette esibizioni, un assaggio in vista della pubblicazione dei nastri integrali di ogni concerto. Nelle note interne, il manager Danny Sugerman dichiara apertamente che tutta l'operazione è rivolta a "seri e curiosi" fans dei Doors. In altre parole, ai cultori più affezionati della band californiana. Da questo punto di vista, si preannunciano sorprese interessanti, a patto di non essere fra i fanatici che hanno collezionato i molti bootleg usciti: qui ad esempio si trovano versioni sensibilmente diverse rispetto a quelle in studio di "Been down so long" e "The end", poi "Love me two times" estesa con citazioni di "Baby please don't go" e "St. James infirmary", e una versione di oltre quattro minuti di "Break on through" in cui Ray Manzarek inserisce nel suo assolo la melodia di "Play with fire" dei Rolling Stones. Il tutto con una qualità sonora migliore rispetto a quella media di un bootleg (solo "Love me two times" soffre di una resa sonora da vecchio apparecchio radiofonico). Buone notizie per i devoti di Jim Morrison, dunque. Per tutti gli altri, è utile ricordare che queste registrazioni documentano la band verso fine corsa, quando la voce del cantante cominciava a sentire il peso di anni di leggendari eccessi alcolici e l'ispirazione non era sempre quella migliore. Insomma, chi ha sentito "Light my fire" e vuole averla su CD, compri il primo album del 1967 ("The Doors"). Poi, se l'argomento interessa, provi anche a sentire la versione di undici minuti e mezzo di "Live in America". Invertire l'ordine potrebbe dare l'impressione - sbagliata - che in fondo questi Doors non fossero una gran cosa.

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. Light my fire
02. Been down so long
03. Back door man
04. Love hides
05. Five to one
06. Touch me
07. The crystal ship
08. Break on through (to the other side)
09. Bellowing
10. Roadhouse blues
11. Alabama song (whisky bar)
12. Love me two times/Baby please don't go/St. James infirmary
13. The end
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