«AFFERRARE UNA STELLA - Edoardo Bennato» la recensione di Rockol

Edoardo Bennato - AFFERRARE UNA STELLA - la recensione

Recensione del 29 giu 2001

La recensione

Bennato è stato uno di quei cantautori che dall’inizio degli anni settanta ha offerto nuovi contenuti e nuove forme alla canzone italiana, riuscendo altresì, durante quel decennio, ad ottenere grossi risultati in termini di vendite. La differenza tra lui e gli altri (Guccini, De Gregori…) è che loro hanno continuato imperterriti ad avere un seguito ingente, a far notizia ad ogni nuova uscita discografica. Bennato no. In qualche modo ha dissipato parte del patrimonio di popolarità di quegli anni. Da quest’anno è in atto un’operazione per rilanciarlo. Una raccolta pubblicata in autunno (“Sarà ieri”) con tre inediti e soprattutto una campagna promozionale della Tim che ha puntato decisamente sulle sue canzoni, a partire da “L’isola che non c’è”. Tutto questo ha contribuito a ridargli una certa visibilità e, fra l’altro, a far lievitare considerevolmente il suo cachet. Ma, diciamolo chiaramente, mette tristezza (e altro) vedere un artista come lui - che ha sempre scelto di andare controcorrente, di denunciare, sfottere, attaccare le imposizioni, i compromessi, le ipocrisie, il potere e i poteri - finire ora quasi come il burattino che cantava molti cinque lustri fa.
Come se non bastasse ora tocca addirittura ad un’altra raccolta. E’ doppia e l’unico elemento che vagamente la può giustificare è un fumetto disegnato da Loredana Nicosia contenuto in un libretto interno di ben 32 pagine. L’album si chiama “Afferrare un stella” e contiene trenta e più canzoni del cantautore napoletano, in buona parte risalenti al periodo dell’oscuramento mediatico. Ci sono brani di un certo valore e non conosciutissimi, come “La luna”, semplice e suggestiva, e tutti quelli degli spot Tim. Il punto è che non vorremmo che i ragazzi di oggi si ricordassero di Bennato come “quello della Tim”. Lo diciamo con rammarico e senza voler polemizzare. Anche per la stima che non si può non avere per un personaggio che ha scelto per anni di essere fuori dai canoni.
Quel che è successo a Bennato può essere preso a simbolo della nuova industria musicale che spesso stritola e magari poi ricompone a proprio piacere gli artisti, minandone la credibilità. Meglio andare a vedere i concerti di Bennato e godersi un musicista che sul palco ha energia da vendere. Da vendere si fa per dire. Quella almeno sarà difficile infilarla in qualche spot.

(Francesco Casale)
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