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Recensioni / 04 giu 2001

Orb - CYDONIA - la recensione

CYDONIA
Orb
Mercury (CD)
C’è un luogo su Marte, chiamato Cydonia, che si dice abbia in passato ospitato una città. Una città di alieni, quasi come gli Orb, che così intitolano il loro nuovo album. Si sono dovuti attendere tre anni dal precedente CD (la raccolta “U F Off – The best of”) e quattro dal precedente album in studio (“Orblivion”, del 1997). “Cydonia” si presenta dunque come una città incantata in cui, a differenza dei precedenti progetti targati Orb, la comunicazione si avvale delle voci. Proprio la presenza di parti cantate costituisce la caratteristica principale di questo disco, che per il resto mantiene ben salde le redini della tecnologia digitale. Il resto è abbastanza di routine: campionamenti, psichedelica elettronica e sprazzi ambient. Il tutto sorretto da ritmiche d’ispirazione reggae (“Thursday’s keeper”), funky (“A mile long lump of lard”), rock (“A mile long lump of lard”) o electro-pop (“Plum island”). A parte il naturale progresso tecnologico, la novità dell’utilizzo di due voci soliste femminili (Aki Omori e Nina Walsh) e la presenza di Robert Fripp alla chitarra in “Terminus”, ci troviamo dunque alle prese di un lavoro che nulla aggiunge a quanto già espresso finora dalla creatura di Alex Paterson

(Diego Ancordi)