«ROOTS - Blue Mountain» la recensione di Rockol

Blue Mountain - ROOTS - la recensione

Recensione del 01 mag 2001

La recensione

“C’erano delle vecchie canzoni che avremmo sempre voluto fare, così siamo semplicemente entrati in studio e le abbiamo suonate”. Come afferma Laurie Stirrat, leader della band insieme a Cary Hudson, con il nuovo “Roots” i Blue Mountain hanno fatto più o meno il lavoro che Dave Alvin ha svolto per dar vita a “Public Domain”: hanno preso una manciata di canzoni tradizionali delle loro terre e le hanno attualizzate con un suono e un’esecuzione più vicina alla loro proposta di rockers. “Sono canzoni elementari – spiega Laurie –, ma emotivamente ricchissime; parlano di sbronze, di sesso, di desiderio e di morte. Ci siamo davvero divertiti”! Così, brani come “That nasty swing” di Cliff Carlisle (un componente del gruppi di Jimmie Rodgers) del 1930 o la canzone dei campi di lavoro dei boscaioli del Vermont “Spring of ‘65”, o ancora il lamento d’amore perduto della Louisiana “Banks of the Pontchartrain” diventano folk-rock songs dei giorni nostri e assumono le sembianze della creatura sonora targata Blue Mountain già avviata con tre album. L’iniziale “Rye whiskey” già mostra quanta influenza ha avuto la musica irlandese sulla tradizione popolare americana, fin dai tempi in cui gente come Cecil Sharp importava antiche canzoni folk britanniche nella zona dei Monti Appalachi e musicisti come Obray Ramsey li rielaboravano con strumenti tradizionali americani come il banjo. Esempio tangibile di questa contaminazione sono “Young and tender ladies” e “Rain and snow”, che hanno seguito esattamente questo percorso. Così, tra violini, mandolini, armonica, chitarra slide, basso e batteria si muovono le voci di Cary e Laurie, a tenere uniti il rock americano e la tradizione anglo-appalachiana in un disco meritevole di attenzione. L’edizione europea dell’album contiene 4 tracce in più: si tratta di tre traditional (“Go away devil”, “Shady grove” e “900 Miles” e un brano di Dock Boggs (“Country blues”).

(Diego Ancordi)
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