«FREE ALL ANGELS - Ash» la recensione di Rockol

Ash - FREE ALL ANGELS - la recensione

Recensione del 24 apr 2001

La recensione

Il leader degli Ash, Tim Wheeler, osservava qualche anno fa che il copione classico per un musicista rock è quello di raggiungere la vetta a 24 anni e perdere la bussola a 28. Dato che quest’anno Wheeler ha 24 anni, “Free all angels” dovrebbe aspirare ad essere il massimo picco creativo dei suoi Ash. Dopo qualche ascolto però non è ben chiaro in che modo si possa considerare un passo avanti significativo rispetto ai lavori precedenti. I suoni sono magari più curati rispetto agli esordi (ma già “Nu-clear sounds” andava in questa direzione), ma le canzoni continuano a occupare un’area i cui limiti erano stati fissati da vecchi pezzi come “Kung fu” e “Oh yeah”: da una parte pop/punk (con l’ago della bilancia più spostato verso il primo elemento) veloce e orecchiabile, dall’altra canzoni più lente, all’occorrenza arricchite dagli interventi di strumenti esterni al triangolo chitarra/basso/batteria. Nel frattempo le chitarre sono diventate due, ma la sostanza non è cambiata granché. “Free all angels” propone una serie di variazioni su questi temi principali, con il primo singolo “Shining light” a fare da ponte fra le due opzioni: abbastanza aggressivo per attirare i ragazzi che vogliono le chitarre elettriche alte, ma con un tempo medio e un ritornello orecchiabile, per non far spaventare le radio e le televisioni. Per il resto, si va da momenti più tirati (“Walking barefoot”, “Pacific palisades”, “World domination”) a episodi più pacati, con tanto di archi (“Candy”, “Someday”, “There’s a star”). Restano fedeli a se stessi, gli Ash. Come già in passato, azzeccano qualche idea piacevole, ma lasciano l’impressione di essere più portati a giocarsi tutto nei tre minuti di un singolo che non sulla distanza di un album. I molti fan che hanno spinto i loro dischi nelle classifiche britanniche finora hanno gradito, e non si vede perché non debbano gradire anche stavolta. A meno che non considerino Wheeler e soci ormai troppo vecchi…

(Paolo Giovanazzi)
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