«KNOW YOUR ENEMY - Manic Street Preachers» la recensione di Rockol

Manic Street Preachers - KNOW YOUR ENEMY - la recensione

Recensione del 23 apr 2001

La recensione

Sesto album per I Manic Street Preachers e ritorno sulla scena discografica a circa tre anni dal precedente “This is my truth tell me yours”. Superato lo shock della scomparsa di Richey Edwards, la band ha mantenuto la sua identità che anche in questo lavoro si mantiene fortemente impegnata sul piano politico e sociale. Tanto che il luogo scelto per presentare dal vivo “Know your enemy” è stato il teatro Karl Marx dell’Avana, dove i Manic hanno tenuto un concerto alla presenza di Fidel Castro e dell’addetto alla cultura cubano Abel Prieto. Nel CD c’è, tra l’altro, un brano dedicato alla vicenda del piccolo Elian Gonzales (“Baby Elian”), che insieme a “Freedom of speech won’t feed my children” affronta il tema dei bambini come esseri privi di potere e bisognosi di una guida. Ma si parla anche di capitalismo e dell’arroganza americana. Musicalmente l’album continua a battere i sentieri del punk-rock, perfettamente integrato con molteplici altre esperienze: la new wave in “Baby Elian”, il sixties garage in “So why so sad”, il pop nella melodica “His last painting” (uno dei brani migliori del disco), gli anni ’70 in “Miss Europa disco dancer”, il grunge in “My Guernica” (con un finale alla Lou Reed). Un album in generale vitale e determinato, sia nelle parentesi più ruvide come “Dead martyrs” che nei pochi sprazzi più morbidi come la ballata elettroacustica “Ocean spray”, con alcuni bei contrasti come quello fra la ritmica elettronica e l’accompagnamento di chitarra acustica in “Wattsville blues” e con un occhio sempre attento alla realtà che ci circonda.

(Diego Ancordi)
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