«NEWNESS ENDS - New Year» la recensione di Rockol

New Year - NEWNESS ENDS - la recensione

Recensione del 22 apr 2001

La recensione

Di solito, i musicisti non amano venire bollati con un’etichetta di genere. Anzi, spesso insistono sull’impossibilità di inserire la loro musica in una categoria definita. Le etichette però, che quella musica devono venderla in qualche modo, e i giornalisti, che cercano di spiegarla, sono molto meno refrattari alle definizioni. L’avvertenza ”file under: melancholy americana” con cui viene presentato questo album dei New Year può aiutare a dare un’idea, a patto di non immaginarsi dei pronipoti di Hank Williams. La band infatti è guidata dai fratelli Kadane (ex-Bedhead), alla batteria siede Chris Brokaw (già nei Codeine e chitarrista nei Come) e l’album è stato registrato in quattro giorni a Chicago, con l’aiuto di Steve Albini. La “melancholy americana” dei New Year nasce quindi con robuste radici nella scena indipendente statunitense. I richiami alla tradizione ci sono, country compreso (ascoltare la sequenza “Great expectations”, “Simple life” e “One plus one minus one equals one” in questo senso), ma vengono inseriti in un contesto tutt’altro che tradizionalista, con suoni di spoglia essenzialità e con interpretazioni vocali sotto le righe, a volte quasi nascoste in mezzo agli strumenti. I fratelli Kadane sembrano avere una particolare predilezione per la cadenza del valzer, che è evidente in “Alter ego”, ma si può sentire, opportunamente trasfigurata, anche nei pezzi più elettrici, messi in sequenza a chiudere l’album (bella in particolare “Carne levare”). Alla fine, ci si ritrova fra le mani un album vario e gradevole, forse un po’ ostico per chi non ha dimestichezza con certe forme di rock cresciute lontano dai circuiti ufficiali. Pur trattandosi di canzoni, infatti, è inutile cercare “il singolo”. Una ulteriore conferma che chi cerca “alternativo” al rock di più largo consumo, senza avventurarsi dalla parti dell’avanguardia dura, deve necessariamente prestare attenzione al marchio Touch and Go.

(Paolo Giovanazzi)
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