«D'IMPROVVISO - Massimo Moriconi» la recensione di Rockol

Massimo Moriconi - D'IMPROVVISO - la recensione

Recensione del 20 feb 2001

La recensione

Esce un po’ in sordina il nuovo album del contrabbassista Massimo Moriconi, in linea con il carattere riservato e poco incline agli esibizionismi del 45enne musicista dalla lunga storia. In sordina e “D’improvviso”, come recita il titolo dell’album stesso. “Tutte le cose più belle della mia vita sono arrivate d’improvviso – spiega l’autore nell’interno di copertina: il basso, gli amori, le mie figlie. In questo cd ci sono 13 ‘istantanee’ senza ritocchi che fotografano i miei modi diversi e contrastanti di fare musica”. Seguono i ringraziamenti a tutti gli amici che hanno permesso la realizzazione di questo disco collaborandovi attivamente con le loro doti strumentali. Si tratta di amici importanti, che occupano uno spazio ben preciso nella storia del jazz nazionale o internazionale. Qualcuno ha anche contribuito in modo serio allo sviluppo della musica leggera nel nostro paese. E’ il caso di Mina, con la quale Moriconi lavora da 18 anni, che ha regalato un’interpretazione intensa e dolcissima a “Così”, e di Fabio Concato che ha donato il suo stile inconfondibile, tra ironia e improvvisazione, a “Adoro quando lo fai”, un brano in linea con le passioni brasiliane del cantante. Alcuni degli ospiti presenti i questo cd hanno reso peculiare il suono di cantautori e cantanti leggeri italiani (il batterista Ellade Bandini e il chitarrista Andrea Braido), altri sono legati a doppio filo alla scena jazz nazionale (Danilo Rea, Renato Sellani, Franco Ambrosetti) o a quella fusion internazionale (i sassofonisti Eric Marienthal e Phil Woods). Completano il cast Maurizio Rota, Franco Ventura, Luciano Zadro, Giandomenico Anellino. “D’improvviso” è un album jazz, ma offre una gran varietà di stili e atmosfere. Accanto a qualche standard afroamericano (“I love you” di Cole Porter) e qualche cover di musica leggera (“I giardini di marzo” di Lucio Battisti) troviamo brani originali che spaziano dal blues (“Blues”, “C’è blues e blues”, “Blues 2”) al funky (“Funkrock”) e anche un omaggio a Pastorius con “Pensando Jaco”. L’album scorre via quindi con una certa fluidità, piacevolmente improvvisato senza difficoltà da una squadra di musicisti che può contare sui suoi campioni.


(Diego Ancordi)
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