«SOUVENIRS - John Prine» la recensione di Rockol

John Prine - SOUVENIRS - la recensione

Recensione del 22 dic 2000

La recensione

John Prine, cantautore dall'esperienza trentennale alle spalle, è un personaggio molto apprezzato negli Stati Uniti e in generale da tutti gli appassionati di musica popolare “made in Usa”. La considerazione di cui gode nell’ambiente è testimoniata da collaborazioni illustri nei suoi album, come quelle di Bruce Springsteen, Bonnie Raitt e Tom Petty. Capace di composizioni puramente folk come di slanci rockabilly, Prine ha conquistato il pubblico e gli addetti ai lavori con un linguaggio musicale e letterario semplice e diretto, che lascia trasparire un’indelebile malinconia di fondo.
La stessa semplicità che lo vede presentare un album dalla struttura scheletrica, nel quale rivisita in chiave “unplugged” 15 canzoni che “sono state fedeli compagne attraverso gli anni, che mi hanno sempre aiutato e mi hanno sempre procurato nuovi amici, anche durante il sonno”. Prine ha reinciso questi brani per destinarli al mercato europeo, ma il buon risultato ha spinto lui e i responsabili della sua etichetta personale, la Oh Boy, a fare uscire il disco anche in patria. Una manciata di classici del repertorio di questo storico folksinger, dunque, tutti in una nuova veste acustica. La voce e la chitarra la fanno da padrone, con poche, moderate aggiunte: una steel qua, un violino là, un’armonica in mezzo e una fisarmonica sul fondo... Una sorta di “Nebraska” antologico, fatto in casa con la passione e il cuore che guidano racconti nella maggior parte dei casi velati di tristezza profonda. Storie di droga e disperazione post-Vietnam (“Sam Stone”), di maliconica vecchiaia (“Hello in there”), di emarginazione sociale (“Christmas in prison”, “Donald & Lydia”) raccontate con arpeggi leggeri e colori pastello. Un album che piacerà molto a maestri come Johnny Cash e Hank Williams, maturo, intenso e pacato. E se non dovesse piacere al pubblico, niente paura: John ha già promesso che non reinciderà i suoi brani “per altri 30 anni”.

(Diego Ancordi)
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