«WE LOVE THE CITY - Hefner» la recensione di Rockol

Hefner - WE LOVE THE CITY - la recensione

Recensione del 17 nov 2000

La recensione

In passato, per descrivere gli Hefner è stato tirato in ballo talvolta Jonathan Richman, un riferimento che non è certo un buon viatico per le grandi vendite, ma non manca mai di far rizzare le orecchie a uno sparuto ma tenace drappello di appassionati. Alla luce di questo “We love the city” bisogna dire però che il parallelismo regge fino a un certo punto, perché se è vero che la band si gingilla con chitarrine tintinnanti e qualche citazione del passato che potrebbe echeggiare il buon Richman, tuttavia lo stile di scrittura e l’umore dominante sono di stampo inglese e decisamente meno bislacco rispetto a quanto si ascolta nei dischi dell’artista americano. Insomma, niente canzoni su marziani, gelatai e insetti, ma in compenso una velenosa dedica alla ex-lady di ferro intitolata “The day that Thatcher dies”, in cui si manifesta l’intenzione di salutare la dipartita di Margaret con risa, canti e balli. Per inciso, la signora in questione è già sopravvissuta a un Morrissey che la condannava alla ghigliottina nel suo primo album da solista, e probabilmente se la caverà anche stavolta. Travasi di bile a parte, gli Hefner sono la faccia gentile del pop indipendente inglese, con le loro storie di confusioni amorose appoggiate su canzoni di impianto piuttosto tradizionale. La veste sobria, povera ma senza sgangheratezze da produzioni lo-fi, rende un buon servizio ai brani di Darren Hayman, che non sarà un genio ma è capace di trovate piacevoli. Si possono citare ad esempio il duetto con Amelia Fletcher “Hold me closer”, non molto distante da certi quadretti inventati da Ray Davies oppure “The cure for evil”, che si apre citando in modo sfacciato il celebre riff di “Stand by me” e prosegue rendendo ancora omaggio alla tradizione pop britannica. Non tutto è altrettanto riuscito, ma le “canzonette d’autore” degli Hefner suscitano simpatia, a patto di apprezzare quel tipo di malinconia da cameretta che di solito viene associata alla vita e agli ascolti da studenti.
(Paolo Giovanazzi)
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