«SELMA SONGS - OST DANCER IN THE DARK - Björk» la recensione di Rockol

Björk - SELMA SONGS - OST DANCER IN THE DARK - la recensione

Recensione del 22 set 2000

La recensione

Di “Selmasongs” si è detto che è più una colonna sonora che non un vero e proprio album di Bjork. Anche la tracklist (solo sette pezzi) contribuisce a far sembrare questo disco come un lavoro minore, non propriamente un album ufficiale dell’artista islandese. Eppure “Selmasongs” è la naturale prosecuzione di intuizioni “orchestrali” e da “colonna sonora” melodrammatica che già Bjork aveva dimostrato di avere in passato (vedi “It’s oh so quiet”, in “Post”, o “Like someone in love”, in “Debut”). Intuizioni rumorose e lancinanti come le esplosioni da jazz orchestra di Henry Mancini. Intuizioni “violentemente felici” come quelle di una commedia hollywoodiana pensata per Judy Garland o Marylin Monroe. Intuizioni a cui Bjork ha accostato suoni d’ambiente e ritmiche distorte, in linea con le avanguardie elettroniche (Autechre, Squarepusher, LFO), pensate con l’aiuto dell’ormai onnipresente Mark Bell (ex LFO che ha preso il posto di Graham Massey degli 808 State, con cui Bjork aveva scritto molti dei brani di “Post”). Il gioco delle contaminazioni tra melodie per orchestra e suoni al silicio, pensati davanti a un computer, in “Homogenic” (disco scritto con Mark Bell) non aveva dato buoni frutti. O per lo meno, sembrava che i due avessero scritto “Homogenic” in uno studio dove usufruivano di corrente alternata. Risultato? A tratti le ritmiche e i suoni digitali, naturale bagaglio di Bell e, sempre più, negli ultimi anni, di Bjork, sembravano come essere andate perse, tra un black out e l’altro. E così Bjork sembrava aver perso l’identità “elettrica” che si porta appresso da anni, lasciando troppo spazio alle orchestrazioni. In “Selmasongs”, invece, Bjork sembra aver ripreso le misure. Niente più inflessioni orchestrali fini a se stesse. Qui elettronica e arrangiamenti per orchestra vanno a braccetto con naturalezza. E alla fine “Selmasongs” suona come una colonna sonora pensata per techno raver che, una volta arrivati a casa dal club, si potranno godere un melodramma simil hollywoodiano degno del nostro millennio e di un “comedown” da scorpacciata techno.
(Gian Paolo Giabini)
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