«INSINERATEHYMN - Deicide» la recensione di Rockol

Deicide - INSINERATEHYMN - la recensione

Recensione del 21 set 2000

La recensione

Quando ormai tutti davano per spacciato il death metal in favore del più oscuro black metal proveniente dal nord dell’Europa, ecco che da qualche tempo a questa parte stiamo assistendo a una vera e propria inversione di tendenza, ad una rivincita del genere. Ci sono stati gruppi come Obituary, Morbid Angel e Deicide che negli anni non hanno mai smesso di crederci, macinando riffs killer e fabbricando album su album nonostante il black metal nordico spadroneggiasse. Ora che invece quasi tutti i gruppi finnici si sono convertiti e hanno smesso di “predicar male” sfornando canzoni ripetitive (e all’acqua di rose), l’attenzione sembra di nuovo essere tutta per gli americani. Nell’anno del Giubileo (manco a farlo apposta), ritornano con l’album numero sei i Deicide di Glen Benton, uno dei gruppi più stabili (la stessa formazione fin dal primo disco!) e coerenti del genere.
“Insineratehymn” è un miglioramento rispetto al precedente disco in studio “Serpents of light”, in certi punti un disco troppo appannato e grossolano, ma sicuramente non ha niente a che vedere con “Deicide” e “Legion” usciti nei primi anni ’90.
Nel nuovo lavoro la voce di Glen Benton sprofonda sempre di più negli inferi, quasi a cercare una conferma del suo legame con l’amato Satana, mentre nelle liriche il bersaglio è sempre uno solo: Dio. Anche qui prosegue quindi l’originario intento anticristiano, ma questa volta Benton focalizza l’attenzione sul personale e non sulla conversione della massa. Velocità, precisione, chitarre taglienti che si erigono all’unisono in un muro devastante ed impenetrabile si concentrano in circa mezz’ora d’ascolto. Un po’ poco a dire il vero, ma sufficiente per capire che pezzi come “Bible basher”, “Worst enemy”, “Standing in the flames” e “Refusal of penance” sono destinati a diventare già dei classici della cattiveria.
(Andrea Paoli)
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