«SANCTUARY - Evanescence» la recensione di Rockol

La nuova vitalità degli Evanescence, e un presente da rivendicare

Con il loro nuovo album, Amy Lee e soci aggiornano il loro suono e riaffermano il proprio ruolo

Recensione del 21 giu 2026 a cura di Elena Palmieri

La recensione

Quando nel 2021 gli Evanescence pubblicavano “The bitter truth”, il loro primo album di inediti dopo dieci anni, il ritorno aveva il peso di una lunga attesa e il sapore di una riaffermazione. Amy Lee e soci riprendevano il filo del loro rock più duro senza rinnegare le ballate, l’elettronica, le ombre gotiche e quella tensione melodica che fin dai tempi di “Fallen” ha reso il loro suono immediatamente riconoscibile. “Sanctuary”, sesto album in studio della band, arriva invece in un momento diverso. Non dopo un silenzio interminabile, ma sulla scia di una fase più fertile, in cui gli Evanescence sono tornati a occupare con decisione il proprio spazio e Amy Lee ha usato la sua voce anche oltre il perimetro del gruppo, affiancando giovani artiste come Poppy e Courtney LaPlante - con cui ha collaborato in “End of you” - per ricordare quanto le donne siano da sempre centrali, influenti e decisive nella musica pesante. Mentre i Linkin Park fanno la storia del Download Festival con Emily Armstrong, prima donna a guidare un headliner nella storia della manifestazione, viene quasi naturale pensare che un primato simile gli Evanescence avrebbero meritato di conquistarlo almeno vent’anni fa. La loro risposta, oggi, sta però nella continuità con cui continuano a riscattare quella posizione, disco dopo disco, tour dopo tour, canzone dopo canzone.

La nuova vitalità degli Evanescence

Sanctuary” è un album che non prova a riscrivere l’identità degli Evanescence, ma la porta nel presente con più forza, più muscoli e una produzione più contemporanea. L’ingresso di Emma Anzai al basso e il passaggio di Tim McCord alla chitarra accanto a Troy McLawhorn danno alla band una spinta fisica più compatta, mentre il lavoro di Nick Raskulinecz, Zakk Cervini e Jordan Fish (ex Bring Me The Horizon e guida dell'ultima ondata "metalcore", in cui rientra da poco anche Poppy) allarga il suono senza snaturarlo. In “Beautiful lieil pianoforte apre ancora la porta al mondo emotivo di Amy Lee, ma intorno a quella familiarità si muovono riff più tesi, pulsazioni elettroniche e una rabbia che non resta sullo sfondo. “Tell me when you’ve had enough” funziona allo stesso modo, con un ritornello ampio e immediato che si appoggia a una struttura più dura, quasi a voler dimostrare che il lato più radiofonico degli Evanescence può ancora convivere con una scrittura pesante e nervosa. “Who will you follow” è il brano che sintetizza meglio questa nuova fase, perché unisce l’impatto da grande singolo alla domanda morale che attraversa il disco, in un tempo segnato da confusione, manipolazione e bisogno di scegliere a chi credere.

Il centro dell’album è proprio questo tentativo di cercare un rifugio senza trasformarlo in fuga. Il titolo “Sanctuary” non rimanda a un luogo protetto in cui dimenticare ciò che accade fuori, ma a uno spazio in cui guardare la realtà senza lasciarsi schiacciare. È una differenza importante, perché dà al disco una tensione più adulta rispetto al passato. “Afterlife”, già legata all’universo di “Devil may cry”, trova qui una collocazione naturale e non suona come un innesto esterno. Porta con sé il peso della mortalità, del dolore e della sopravvivenza, ma lo fa con un’apertura melodica che la rende uno dei momenti più forti del lavoro. La title track spinge ancora di più su questa idea di comunità, mentre “Rapture” e “About us” mostrano una band capace di far leva sulla propria storia senza cedere all'autocelebrazione. Gli archi, le tastiere e la programmazione non servono a decorare i brani, ma a ispessirli, a creare profondità intorno alla voce di Lee e a lasciare che il suo canto resti il punto di gravità dell’intero album.

Un presente da rivendicare

Non tutto, però, ha la stessa efficacia. “Calm down” e “Self destruct” sono tra i momenti in cui la componente elettronica e industriale si fa più evidente, con risultati che rendono il disco più vivo e meno prevedibile, anche quando l’esperimento rischia di prendere il sopravvento sulla scrittura. Le ballate, invece, riportano gli Evanescence nel territorio in cui il confronto con la propria storia diventa inevitabile. “How do I heal” guarda alla fragilità con misura, lasciando che piano, archi e voce costruiscano un dolore esposto ma non ricattatorio, mentre “Forever without you” chiede più tempo e più abbandono, affidandosi alla capacità di Amy Lee di reggere quasi da sola il peso emotivo del brano. Non hanno forse l’immediatezza intoccabile di “My Immortal”, ma confermano che la forza della cantante non sta soltanto nella potenza vocale. Sta nella capacità di trasformare una ferita privata in una forma condivisibile, senza perdere dignità e senza confondere l’intensità con l’enfasi.

“Sanctuary” non è un album perfetto, ma è un disco per capire dove si trovano oggi gli Evanescence. Dopo avere dimostrato con “The bitter truth” di poter tornare senza inseguire le mode, Amy Lee e soci mostrano ora di poter restare fedeli a se stessi aggiornando il proprio linguaggio. Il risultato è un lavoro più vitale che nostalgico, più combattivo che consolatorio, costruito intorno a una voce che non ha mai smesso di essere il centro della band ma che oggi sembra ancora più consapevole del proprio ruolo. Gli Evanescence non cercano di cancellare l’ombra lunga di “Fallen”, ma la attraversano e la usano come punto di partenza per riaffermare una presenza che il rock e il metal mainstream avrebbero dovuto riconoscere con più forza già molto tempo fa. In “Sanctuary” non c’è soltanto il rifugio promesso dal titolo. C’è la prova che, più di vent’anni dopo, Amy Lee ha ancora molto da dire e una band capace di farlo suonare grande.

Tracklist

01. Beautiful Lie (04:11)
02. Tell Me When You've Had Enough (03:19)
03. Who Will You Follow (03:55)
04. Rapture (03:26)
05. Afterlife (04:09)
06. Sanctuary (04:18)
07. How Do I Heal (03:49)
08. About us (04:50)
09. Calm Down (04:18)
10. Self Destruct (03:54)
11. Forever Without You (05:15)
12. Wide Open Heart (03:36)
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