«MOONLIGHT CONCESSIONS - Throwing Muses» la recensione di Rockol

Il blues dei vinti di Kristin Hersh e dei suoi Throwing Muses

"Moonlight concessions" è l'undicesimo album della band statunitense

Recensione del 24 mar 2025 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7.5/10

La recensione

Kristin Hersh il prossimo anno compirà sessanta anni. Il suo gruppo, i Throwing Muses, il prossimo anno festeggeranno i quarant'anni dall'uscita dell'omonimo disco d'esordio. Dopo essersi affermata con la band nella prima metà degli anni Novanta, Kristin, proprio in quel periodo, ha biforcato la sua carriera affiancando l'impegno solista a quello del gruppo. Con l'uscita del nuovo "Moonlight concessions", undicesimo disco dei Throwing Muses, la Hersh pareggia il conto con gli undici pubblicati da solista. E nel conto della sua produzione mettiamoci anche i due album usciti con i 50FootWave. Tutto questo noioso sciorinare è utile per dare un'idea di quanto sia prolifica la vena della musicista nata ad Atlanta, ma cresciuta sin dalla più tenera età nella borghese e balneare Newport, sulle coste del Rhode Island.

L'America figlia di un dio minore

Nove canzoni neppure mezz'ora, "Moonlight concessions" non si perde in larghi giri per raccontare le sue storie di vite difficili, se non disperate. Alla porta d'ingresso ci accolgono, minacciose, "Summer of Love" e "South Coast": l'atmosfera è plumbea, le parole tratteggiano parabole che non regalano gioia piuttosto insicurezza, blues amplificati dal fondamentale suono del violoncello di Pete Harvey, che sarà una costante per buona parte del disco. Con questo uno/due la band ha agganciato l'attenzione, e il fascino sinistro della voce sussurrata della Hersh si ripropone ancora più accentuato in "Theremini". Con "Libretto" si esce metaforicamente dalle tenebre e ci si affida a una risata tanto liberatoria quanto disperata, mentre una chitarra sgangherata funge da cavalier servente. La labirintica "Sally's Beauty" disturba e ipnotizza, toglie il fiato, si viene spinti quasi con sollievo all'ascolto della successiva "Drugstore Drastic", ma lo scenario muta solo di un poco: un dialogo tra tossici, una realtà alterata, un futuro probabilmente compromesso. Anche in "You're Clouds" Kristin Hersh tratteggia affreschi di una America figlia di un dio minore, "Our friends come back from the dead/and we die happy", sono le parole con cui si chiude la canzone, null'altro da aggiungere. Il finale è lasciato alla title track e non vi alcuna traccia che faccia presagire a una redenzione, non è prevista una parola di conforto oppure di speranza. Il ciclo dei vinti è compiuto.

Kristin e i suoi amici

Per la qualità e la coerenza i Throwing Muses sono ancora oggi tra le voci dell'alternative rock più rilevanti e rispettate e con "Moonlight concessions" confermano ancora una volta il loro status: che si affidino musicalmente, in altri album, al suono tagliente e abrasivo delle chitarre oppure, come accade in questo disco, a una vena più acustica e folkie, per vestire e dare profondità alle parole di una Hersh in grande spolvero (come sempre). In un modo o nell'altro rimane davvero sempre il piacere di ascoltare un loro disco. "Moonlight concessions" forse non sarà annoverato dai fan tra i loro migliori lavori, ma questa incursione al chiaro di luna di Kristin e dei suoi amici (David Narcizo alla batteria e Bernard Georges al basso) è comunque meritevole di grande attenzione.

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