«CHROMAKOPIA - Tyler The Creator» la recensione di Rockol

Densità stilistica e psicodramma nel caotico Tyler, the Creator

Ottavo disco del rapper californiano tra Africa, introspezione grande produzione e provocazioni.

Recensione del 29 ott 2024 a cura di Michele Boroni

Voto 7.5/10

La recensione

Nel corso degli anni abbiamo avuto modo di osservare la complessità artistica di un personaggio come Tyler, The Creator, rapper californiano fondatore della crew Odd Future (la stessa dove sono nati Frank Ocean, Earl Sweatshirt e Syd) 

Innanzitutto Tyler è fuori dal giro dei rapper che si avvalgono di mille produttori, autori e beatmaker, ma ogni suo disco è orgogliosamente scritto, prodotto e arrangiato da lui stesso. Ogni suo album poi racconta una storia articolata in cui lui interpreta un personaggio fittizio o alter ego – il Dr. TC e il suo doppio malvagio Tron Cat in “Wolf” e “Chur Bomb”, l' IGOR con la parrucca bionda nell'eponimo album, Sir Tyler Baudelaire in “Call me if you get lost” - che gli permette tuttavia di rivelare il suo inconscio e per reinventare se stesso.  E poi in ogni suo disco costruisce un intero mondo estetico, lontano mille miglia dall'immaginario hip-hop cui siamo soliti assistere, ma fatto di scelte cromatiche, abbigliamento, citazioni ed elementi grafici sempre di grande ricercatezza. 

Questi sono alcuni motivi per cui ogni disco di Tyler, the Creator suscita sempre un grande interesse. In più aggiungete la vis provocatoria di certe sue uscite e dichiarazioni: per questo “Chromakopia”, ad esempio, si è voluto ribellare alla regola aurea delle uscite discografiche il venerdì, per essere lanciato il lunedì all'alba di New York. 

La costruzione di un nuovo mondo

Mai come questa volta l'immaginario creato da Tyler riesce a confondere e a mandare fuori strada. Bianco e nero seppia, immaginario militare, container e il personaggio mascherato che interpreta - ispirato al romanzo per ragazzi “The Phantom Tollbooth” di Norton Juster, piuttosto noto in USA, meno la traduzione “Il casello fantasma” - si allontanano dai cliché della cultura pop occidentale (Wes Anderson, pop art) con cui ha flirtato in passato: oggi Tyler dà l'impressione di guardare più apertamente all'Africa. Tutto questo faceva pensare a temi distopici social-politici, e invece ci troviamo di fronte forse al suo disco più intimo e autobiografico. 

Africa, rap, r&b e produzioni sontuose

In realtà c'è un po' di Africa anche tra le tracce del disco. Nel singolo “Noid” (uno dei più complessi in cui collabora anche Thundercat al basso e Willow Smith ai cori) c'è il sample di un gruppo rock zambiano degli anni 70-80 (Ngozi Family) e nello strepitoso e flamboyant “Sticky” (con GloRilla, Lil Wayne e Sexy Redd) che riporta alle follie della Odd Family risalta una base percussiva africana. 
Rispetto a “IGOR” di cui sembra il degno successore, qui ci sono molto più parti rappate come in “Though I was dead” o in “Rah Tah Tah” dove Tyler in un raro momento di ego si autodefinisce «il più grande in città dopo Kenny» (Lamar) e davvero oggi è difficile affermare il contrario. 
Ma i marchi di fabbrica di Tyler, The Creator da “Flower Boy” in poi sono quelle bellissime aperture melodiche che ricordano molto Stevie Wonder ma anche le orchestrazioni dei nostri compositori di colonne sonore Piero Umiliani, Armando Trovajoli e Piero Piccioni linkate all' r&b contemporaneo, tutte peraltro composte da Tyler come in “I killed you” con Childish Gambino e “Take your mask off” con Daniel Caesar. Tutti queste collaborazioni non sono mai esplicitate come featuring, proprio per rimarcare la natura autobiografica e autarchica del progetto. 
Ma soprattutto in questo disco si ritrovano le grandi e sontuose produzioni hip-hop quelle per intenderci di Kanye West (“Graduation” e “My beautiful Dark Twisted..”), Kendrick Lamar (“To pimp a butterfly”) e Pharrell – Neptunes di cui cita anche certe ritmiche di alcune sue produzioni. Quindi molti ottoni, orchestrazioni R&B, cori gospel, chitarre elettriche ed efficaci accompagnamenti con il synth, da sempre l'altro suo marchio di fabbrica. 


Tra debolezze e provocazioni 

Se nell'ultimo album “Call me if you get lost” si presentava con voce confortante come una guida che cerca di guarire le ansie e i dubbi dei suoi simili, qui oltre a rinnovare il suo sostegno in “I Hope You Find Your Way Home” e nella wonderiana “Take Your Mask Off” in cui chiede a tutti di rilevare ciò che desideriamo essere e di non compiere certi suoi errori/provocazioni del passato, svelta tutte le sue debolezze. 
“Chromakopia” è un disco fortemente introspettivo di un rapper 33enne che si interroga sulla paura di invecchiare, il retaggio familiare (“Like him” dove partecipa anche la madre) problemi amorosi, i dubbi sulla paternità, la paranoia (“Noid”) e lo stress da fama. 
«Chi sono io per lamentarmi?» rappa su “Hey Jane” , come per contrastare questo traboccare di malinconia e per evitare il déjà vu. «Tutte le emozioni più pesanti e il dolore fisico solo per dare a un bambino il cognome di un uomo? Fanculo!». I testi sono interessanti e molto intimi e alcune sue uscite un po' razziste - white guilt (come quelle raccontate qui da Claudio Cabona) oltre ad essere fuori luogo non rappresentano affatto il mood del disco. 
In questo senso l'album è piuttosto discontinuo con testi che si contraddicono all'interno della stessa canzone, ad esempio in “Tomorrow” in cui si passa da un'autoesaltazione vanagloriosa e un'insicurezza e a disprezzo per se stesso paralizzante. 
Ecco, se esiste un lato negativo di questo disco è proprio lo stato di instabilità e confusione sia nei testi sia nelle parti musicali che rendono l'ascolto dell'intero album un po' destabilizzante. Al contrario  le canzoni prese a gruppi di 2-3 sono perfette e davvero di gran valore, specialmente in un momento di povertà artistica dell'hip-hop. 
Sarà davvero molto interessante vederlo esibire il 30 aprile nell'unica data italiana al Forum di Assago.   

 

Tracklist

01. St. Chroma (03:17)
02. Rah Tah Tah (02:45)
03. Noid (04:44)
04. Darling, I (04:13)
05. Hey Jane (04:00)
06. I Killed You (02:48)
07. Judge Judy (04:29)
08. Sticky (04:15)
09. Take Your Mask Off (04:13)
10. Tomorrow (03:02)
11. Thought I Was Dead (03:27)
12. Like Him (04:38)
13. Balloon (02:34)
14. I Hope You Find Your Way Home (04:29)

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