«THE FORCE - LL Cool J» la recensione di Rockol

Invecchiare bene: LL Cool J torna e sorprende con "The Force"

Torna il rapper newyorkese prodotto qui da Q-Tip. Rap politico e ottime feat. (Eminem, Snoop, Nas)

Recensione del 11 set 2024 a cura di Michele Boroni

Voto 7.5/10

La recensione

Un album di LL Cool J? Nel 2024? Con questa copertina inguardabile? 
Ok, sono domande tutte lecite. Ma non facciamoci prendere dai pregiudizi, perché ci troviamo di fronte a un signor disco di hip-hop old school ma ancora molto credibile e rilevante (mentre sulla copertina, niente da dire: è oggettivamente orrenda!). 
Siccome immagino che molti lettori qui siano giovani, è plausibile che non sappiano chi sia LL Cool J e quindi vale la pena spendere due righe. 

Chiedi chi era LL Cool J

Sono passati quarant'anni da quando il sedicenne James Todd Smith registrò le sue prime cassette rap con i suoi nonni, cosa che alla fine gli valse un contratto discografico con la neonata e presto leggendaria etichetta Def Jam, ma che allora era solo un'etichetta emergente che operava in un dormitorio della New York University. Per dire, il suo singolo di debutto, "I Need a Beat" (1985), presentava un ritmo creato da Adam Horovitz (Ad-Rock) dei Beastie Boys sulla drum machine di Rick Rubin.  Il singolo “I need love” aprì una nuova strada che mescolava lo street rap con l'r&b romantico. Nel 1990 con “Mama Said Knock You Out”, Smith era diventato un'icona culturale a soli 22 anni e i suoi album successivi fino ai primi anni zero mostrarono la sua capacità di adattarsi alle mutevoli tendenze musicali grazie al suo stile distintivo dal  rapping fluido, sicuro di sé e con un pizzico di spavalderia. Basti pensare a un pezzo con “Phenomenon” (1997). Poi LL Cool J mantenendo il proprio alias è approdato al cinema e alla televisione (tra i tanti titoli ricordiano “NCIS: Los Angeles” in tutti i 323 episodi). Nel 2013 ha riprovato con la musica con “Authentic”, un album però poco ispirato. 

Il produttore Q-Tip e i testi politici 

Adesso ci riprova con questo “The Force” e fa centro, grazie anche all'ispirata produzione di Q-Tip, leader dei A Tribe Called Quest che per lui realizza una vestito fatto di boom bap, uptempo e banging joint di gran livello e con una serie di sample da intenditore (da Herbie Hancock ai Can, da Ramsey Lewis a Gary Numan).
L'altra cosa che sorprende in questo album è una certa maturità dei testi: LL Cool J abbandona infatti l'amore kitsch e si butta su testi decisamente più politici che supportano il movimento Black Lives Matter e denunciano ciò che non funziona negli Stati Uniti. 
Nell'iniziale “Spirit of Cyrus” con il feat di Snoop Dogg,  LL interpreta un vigilante nero che punta la pistola contro i poliziotti corrotti che prendono di mira le comunità nere. La title track ha un tiro e un'aggressività che non si sente spesso nel rap contemporaneo, mentre in “Passion” si scatena inserendo saggezza di strada e riferimenti culturali su un Herbie Hancock del 1975 (“Sun Touch”). 

I featuring 

Nelle tracce con Nas e con Busta Rhymes (rispettivamente in “Praise Him” e “Huey in the chair”) l'intesa è perfetta, un po' più forzato con Rick Ross e Fat Joe nel primo singolo che ha anticipato l'album, nonostante lo straordinario lavoro di Q-Tip sul campionamento di un pezzo dei Caravana, band di progressiva rock inglese. 
In “Proclivities” emerge invece il vero Ladies Love Cool J con una serie di fantasie sessuali in perfetta alchimia con Saweetie, su una base electro anni 80 di Gary Numan. Ma sicuramente la traccia che passa in prima linea (e infatti è la più ascoltata nelle piattaforme streaming) è “Murdergram” dove il flow del 56 anni  LL Cool J è pazzesco, quasi al livello del rapper-fenomeno di Detroit. 
“The Force” quindi non è un album del ritorno, ma della conferma di uno dei migliori rapper sulla scena americana.

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