«SDRAIATO SU UNA NUVOLA - Gianluca Grignani» la recensione di Rockol

Gianluca Grignani - SDRAIATO SU UNA NUVOLA - la recensione

Recensione del 12 lug 2000

La recensione

Lui dice di essersi tranquillizzato, che adesso prende la vita come viene. Loro sono tornati ad avvicinarsi ai suoi dischi, dopo la fuga presa qualche anno fa di fronte ai suoni metal di “La fabbrica di plastica”. Lui, dopo aver cercato a lungo la sua strada, sembra averla trovata con “Il giorno perfetto”, brano sanremese dello scorso anno che ha inaugurato un periodo nuovo della sua carriera, fatta di ballad sentimentali e interrogativi sul futuro, con citazioni battistiane e vascorossiane prima ancora che esterofile (Beatles, Radiohead). E così arriva “Sdraiato su una nuvola”, un album di consolidamento che presenta un Grignani senza sorprese – e quindi forse per questo sorprendente – preso a baloccarsi con una serie di ballad scritte nel suo stile ormai conosciuto. Colpisce subito l’italianità dei testi, ovverosia il ricorrere a rime e immagini tipiche del percorso canzonettaro nostrano, a partire dall’incipit “Lei pensa che io sia importante/che non ho un difetto/dentro e fuori dal letto...” (“Speciale”), passando per immagini come “E anche se non l’ho mai ammesso/ è stato soltanto sesso...”(“Le mie parole”) e per costruzioni che sarebbero vanto di Mogol: “Ho scoperto una cosa strana/ Io pensavo di non amarti più/ ma da oggi che tu sai non sei bella io ti amo di più!” (“Una cosa strana”). A questo neotradizionalismo si affianca una vena melodica indiscutibile, che ha permesso al Grigna, in passato, di firmare grandi cose, e di fare lo stesso anche qui, con canzoni come “Controtempo”, “Quella per me” – sarà che è l’unica veloce in un album di lenti, ma sembra la migliore – “La libertà”. Il problema di “Sdraiato su una nuvola” è che è un disco troppo uguale a se stesso, e a certe cose già fatte in passato da Gianluca: è come se avesse preso “Il giorno perfetto” e avesse deciso di partire da lì per farne un album, approfondendo quel modo di scrivere in queste canzoni, che però alla fine risultano invariabilmente figlie sorelle gemelle di quella lì. E’ un disco che di sicuro avrà il suo mercato, questo, ma difficilmente potrà scaldare il cuore di quanti, per un solo momento, avevano sognato un roseo futuro per il Grignani rock de “La fabbrica...”. Qui siamo di nuovo nel cantaupop, e ci rimaniamo fino alla fine. Forse il Grigna è stanco di far filtrare i suoi travagli interiori nei dischi - e chi potrebbe dargli torto? -, forse si è reso conto che, se il successo dà la libertà di viversi i propri travagli senza disturbare il pubblico, non è detto che sia vero il contrario, per cui ha deciso di fare canzoni da un lato e di concentrarsi sulla sua vita dall’altro, senza mescolare i piani come faceva prima. Il che, ripetiamo, è encomiabile. Soltanto, ci sarebbe piaciuto qualche guizzo in più, qualcosa di meno ‘seduto’ di questo “Sdraiato su una nuvola” che fa pensare più al cielo chiuso in una stanza che all’azzurro del cielo & nuvole stampati in copertina.
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