«THE GREAT RAI - Khaled» la recensione di Rockol

Khaled - THE GREAT RAI - la recensione

Recensione del 07 lug 2000

La recensione

Ci sono due o tre cose che dovete sapere a proposito di questo album, arrivato nei negozi da qualche settimana. La prima è che è un album splendido. La seconda è che trattasi della riedizione integrale di un album già uscito per la francese Pomme Music a nome Cheb Khaled e Safy Boutella e intitolato “Kutché”. Per cui se decideste di acquistare questo possedendo già quello vi trovereste in mano un doppione (ve lo dico senza alcun intento polemico e soltanto per amor di chiarezza, anche perché le discografie delle star africane abbondano di ‘doppioni’ come questi, pubblicati su licenza e spesso trasformati in oggetti vaganti di nazione in nazione). La terza è che – come avrete presumibilmente capito dal simpatico epiteto ‘cheb’ accanto alla parola Khaled - stiamo parlando di un album che ha qualche annetto sulle spalle, visto che le registrazioni risalgono al 1988. Ci troviamo perciò di fronte ad un Cd che, nonostante alcuni peccati di registrazione – si avverte chiaramente che la voce è registrata con mezzi molto diversi da quelli dei dischi milionari di Khaled – offre la musica del ‘re del rai’ in uno dei momenti di apice della sua carriera, vale a dire esattamente prima che la sua stella esplodesse a livello internazionale. non è un caso che nel repertorio registrato per questo album in compagnia del sassofonista algerino Safi Boutella spicchino già alcuni classici del suo repertorio, come ad esempio “Chebba” – l’Alcatraz televisivo di Diego Cugia ne mandava giusto qualche sera fa il video –, “Baroud” e “Hana-hana”. Uscito dall’età di una gioventù prodigiosamente trascorsa tra matrimoni, feste di piazza e concerti per folle sempre più oceaniche, Khaled nel 1988 ha 28 anni, ed è in procinto di diventare una star, visto che soltanto quattro anni dopo un album come “Khaled”, grazie a “Didi”, lo celebrerà stella della world music. Il repertorio presente in questo album, come consuetudine nella discografia di Khaled, oscilla tra materiale tradizionale riarrangiato e diverse composizioni originali, con una predilezione per suoni e atmosfere berberi, forse un retaggio della provenienza nomade di Boutella. Lontano dalla accessibilità pop di classici come “Aicha” e “C’est la nuit”, solo per citare due trai più recenti episodi discografici di Khaled, senza alcuna concessione che non sia programmatica alla contaminazione con il pop occidentale, “The great rai” propone Khaled al suo meglio interpretativo e artistico, svelando molti dei motivi del suo futuro, grande successo.
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