«OH WHAT A WORLD - Paul Brady» la recensione di Rockol

Paul Brady - OH WHAT A WORLD - la recensione

Recensione del 27 giu 2000

La recensione

E' un nome storico del folk-pop irlandese. Dylan, Knopfler, Clapton e la signora Raitt (Bonnie) lo stimano. Carole King ci ha lavorato parecchie volte. E la cosa non è limitata ai cari vecchi dinosauri: un suo giovane conterraneo (Brady è nato quasi sul confine tra Ulster ed Eire), Ronan Keating dei Boyzone, ha scritto un brano insieme a lui in questo disco (trattasi di "The long goodbye").
Quindi, dev'essere colpa nostra, se ascoltando "Oh what a world" ogni tanto siamo colti dallo stesso senso di mesta estraneità che pervade chi è cresciuto tra Led Zeppelin e James Brown quando ascolta Amedeo Minghi o Dario Baldan Bembo. "Con questo disco cambio direzione", dice lui; e la direzione è evidentemente quella di un placido pop per adulti. Non è peccato, visto che Elton John in Inghilterra e Adriano Celentano in Italia ci campano benissimo, rendendo felici anche più generazioni. Certo, in quei casi, a spingere all'acquisto sono varie componenti che qui mancano: uno status da superstar (internazionale o locale), un passato che fa da "garante", una personalità che comunque continua a intrigare. Sarà un po' più dura, perlomeno da noi, per il signor Brady, che pure sfoggia una certa versatilità compositiva degna degli anni d'oro del pop bianco - con qualche digressione blues e country (ad esempio, "Travellin' light"). Dovendo riassumere il disco in pochi punti fondamentali, citiamo una voce alla Cristopher Cross, una certa abilità di polistrumentista, il ricorso sistematico alla batteria elettronica (in contrasto con lo stile "old-fashioned" del tutto), un'atmosfera che nei momenti migliori ricorda Bruce Hornsby, e testi che fanno sembrare quelli degli 'N Sync dei trattati di ermeneutica. Ma se volete un disco che fa compagnia e non chiede nulla in cambio, il signor Brady è il vostro uomo.

TRACKLIST

01. Sea of love
02. I believe in magic
08. Good love
09. Travellin' light
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