Rockol, 30 anni da ricordare e commentare
In tre decenni, dalla redazione – prima fisica, oggi virtuale – di Rockol ne è passata, di gente. All’ingrosso, direi circa una sessantina, forse qualcuno in più. Chi con capacità e buona volontà, chi solo con la seconda, chi solo con la prima (è rimasta mitica nella nostra hall of fame degli aneddoti la domanda di chi all’inizio della sua collaborazione mi chiese “Ma io devo intervistare anche i cantanti che non mi interessano?”), e anche chi senza nessuna delle due. Ma, a loro modo, tutti hanno dato il loro contributo, quello che potevano dare.
Ho cercato di rintracciare il maggior numero di ex di Rockol: non sono riuscito a contattarli tutti, e sarebbe stato impossibile, ma – come potrete leggere nel riquadro poco più sotto – ne ho invitati parecchi a partecipare al trentennale di Rockol con un loro contributo. Mi fa piacere, e li ringrazio, che (quasi) tutti abbiano accettato volentieri, come mi fa piacere che qualcuno di quelli che sono passati dalle nostre pagine abbia proseguito nella sua carriera con ottimi risultati. Anche chi oggi “fa” Rockol, scrivendolo o in ruoli diversi da quello del collaboratore di redazione, ha contribuito alla festa del nostro compleanno – e anche le loro parole le trovate qui sotto.
Per quanto riguarda “tutto il mondo fuori” dalla redazione, va detto che i colleghi degli altri giornali al principio non ci hanno granché considerati. Ricordo le nostre prime apparizioni nella sala stampa del Festival di Sanremo, quando molti si stupivano per la presenza di un sito internet – benché testata giornalistica registrata – nei posti abitualmente riservati ai giornalisti dei giornali “di carta” (e mando un saluto e un abbraccio a Tonino Manzi, che fu il primo ad accoglierci). Poi hanno cominciato a prenderci sul serio, anche riprendendo (senza citarci) le nostre notizie – un malvezzo che abbiamo denunciato e sbeffeggiato con l’invenzione del finto nuovo disco di Lucio Battisti, “L’asola” (1998), che ci ha dato grande visibilità e ha provocato molte incazzature. Credo di poter dire che, alla lunga, siamo riusciti a farci accettare (magari obtorto collo), a volte anche benvolere, ma direi comunque a farci sempre rispettare. Le testimonianze dei colleghi che troverete raccolte qui sotto – e che ringrazio - ne sono una piccola dimostrazione.
E insomma, fin qui, dal 1995 al 2025, ci siamo arrivati. Per me questi anni sono stati una scuola: l’ho frequentata al tempo stesso da allievo e da insegnante, ed è stato un lungo viaggio, interessante e a tratti anche appassionante (dico “a tratti” perché a volte, come in tutte le professioni, il peso della routine si è fatto sentire). Mi auguro, da veterano, che chi è a Rockol da meno tempo di me ci voglia rimanere, almeno per un po’. Poi il futuro è un’ipotesi, come cantava Enrico Ruggeri…
Franco Zanetti