Ogni spazio è un palco, per Lucio Corsi

In concerto a Milano con uno show intenso, perfetto nella sua imperfezione rock 'n' roll
Ogni spazio è un palco, per Lucio Corsi
Credits: Franco Mannocci / Concessione in uso a Rockol

Un paio di settimane fa, Lucio Corsi ha fatto il suo primo “firmacopie” dopo l’uscita dell’album “Volevo essere un duro”: ha trasformato un negozio di dischi in un palco, un concerto davanti a un migliaio di persone sul Naviglio Grande. Una cosa simile era successa alla conferenza stampa, dove più che presentare l'album lo aveva suonato per intero. A Sanremo, in sala stampa, ha preso la chitarra e ha cantato. Al Club Tenco, quando è venuto a trovarci, si è messo al piano. E potremmo andare ancora più indietro nel tempo: la costante è che ogni spazio diventa un palco, per Lucio Corsi. E il club è un palco per eccellenza, uno spazio all’ennesima potenza, il suo habitat naturale.

Corsi arriva a Milano – la sua città d’adozione – nel pieno del primo tour post-Sanremo, post-esplosione mainstream: sul palco dell’Alcatraz ci sono due amplificatori giganti, dietro un telone con una tastiera che sale verso il cielo, perché “ogni palco è un trampolino verso un’altra realtà, lassù riesco davvero a immaginare di essere qualcos’altro”, spiega.

Sono le 9 e un quarto quando arriva, anticipato da canzoni dei Roxy Music e di Iggy Pop. “Sentirsi soli in una grande città/Fa più male che dalle mie parti”, canta in “Freccia bianca”: ma è tutt’altro che solo, perché già dalla prima canzone cerca il contatto con il suo pubblico, scendendo da quel palco-trampolino. E viene ripagato da una platea che conosce a memoria tutto il repertorio, e non è lì solo per “Volevo essere un duro”. Già su “Radio mayday” si alzano i telefoni, si sentono le voci cantare in coro.

Corsi vuole essere qualcos’altro e interpreta diversi personaggi, soprattutto quelli delle sue canzoni: è l’amico secco di “Amico vola via”, a cui hanno dato un paio di ali invece dell’armatura per tenerlo a terra; è “il re del rave” che fa crowdsurfing. Ma interpreta anche i suoi modelli di riferimento: è il crooner che rifà in italiano Modugno o Randy Newman (“La gente bassa”);  è quello che trasforma il talkin blues di “Francis Delacroix” in un piano rock alla Elton John, occhialoni compresi, perché rifare le canzoni come su disco rischia di essere banale. E infatti quando arriva “Volevo essere un duro”, la apre con un muro di quattro chitarre elettriche: al suo fianco c’è Tommaso Ottomano, il “blood brother” che entra a metà concerto accolto come una star, insieme a un gruppo di sei musicisti, “la mia banda con cui suono dal liceo”, che presenta più volte nel corso della serata: Iacopo Nieri (pianista), Giulio Grillo (tastiere), Filippo Scandroglio (chitarra), Marco Ronconi (batteria), Filippo Caretti (basso), Carlo Maria Toller (polistrumentista).

Passa dal glam rock al cantautorato, alternando la chitarra, elettrica ed acustica, al piano solo. “Nel cuore della notte” è uno dei momenti più intensi, a luci spente, perché va bene il palco grande, ma certe volte bastano uno strumento e un occhio di bue. Poi chiude il concerto cambiando la scaletta, spostando “Let there be rocko” nei bis, eseguendo di nuovo “Francis Delacroix” con lo stesso protagonista della canzone che passa dalla macchina fotografica alla chitarra, e infine ancora “Freccia bianca”, “per chiudere dove si è cominciato”, spiega.

Non è solo la circolarità del concerto, ma anche della sua carriera: se nasci sul palco, vivi sul palco e lì torni, anche quando sei passato dalla TV, sei diventato un personaggio dei media, tutti ti cercano e vogliono una foto o un video con te. Quello di Lucio Corsi è uno show perfetto e volutamente imperfetto nella sua anima rock 'n' roll che fa sì che ogni cosa possa succedere sul palco: " i live che amo sono fatti in questo modo, con la musica che gira nell’aria, dove se le spie fischiano va bene lo stesso perché fa parte dello show, anzi ti inizi a inventare un momento sul palco per esorcizzarle", racconta lui.
È l’imperfezione e l'anima rock a rendere umana e interessante la sua musica: in questa attitudine non è cambiato. E, speriamo – e ne siamo certi – non cambierà nemmeno quando salirà sul palchi ancora più grandi come quello dell’Eurovision a maggio, di Festival come La Prima Estate o degli ippodromi milanesi e romani che lo attendono a settembre.

La scaletta

Freccia Bianca
La bocca della verità
Danza classica
Radio Mayday
Questa vita
Trieste
Cosa faremo da grandi?
Sigarette
La gente bassa
Amico vola via
Il Re del rave
Orme
La ragazza trasparente
La lepre
Senza titolo
Nel blu, dipinto di blu
Situazione complicata
Volevo essere un duro
Francis Delacroix
Magia nera
Il lupo
Nel cuore della notte
Tu sei il mattino
Astronave giradisco
Altalena Boy
Freccia Bianca
Let There Be Rocko
Francis Delacroix

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