La chitarra dei Beatles: la storia della Rickenbacker, la prima elettrica del rock

Un libro celebra una delle chitarre più iconiche della storia del rock, resa popolare da John Lennon e George Harrison, usata da Pete Towshend, Peter Buck (R.E.M), Roger McGuinn e tanti altri
La chitarra dei Beatles: la storia della Rickenbacker, la prima elettrica del rock
Credits: Gianni Sibilla

Dai riff di molte canzoni dei Beatles a quelle dei R.E.M., dagli accordi iniziali di “Purple Rain” alla sigla di “Friends”, dagli Smiths a Jeff Buckley, ai Radiohead a Eddie Vedder: il suono della Rickenbacker è uno dei più iconici e caratteristici del rock.
Viene celebrato da un nuovo volume, che ne ripercorre la storia: Adolph Rickenbacker è il produttore della prima chitarra elettrica, negli anni ’30: avrebbe cambiato il corso non solo del rock - che doveva ancora nascere - ma di tutta la musica popolare.

La sua storia, e quella dei maggiori chitarristi, è raccontata in .“Rickenbacker Guitars - Out of the Frying Pan Into the Fireglo” (Phantom Books). Ecco le tappe e i chitarristi principali.

La nascita della chitarra elettrica: la "Frying pan"

Negli anni ’20 i chitarristi avevano un problema: suonavano nelle “big band” ma la chitarra non si sentiva. Così una prima soluzione fu quella di costruire le cosiddette “resonator” (chitarra resofonica, in italiano), strumenti con casse metalliche, in grado di suonare più forti: vennero chiamate anche “National” o “Dobro”, dai nomi delle prime due compagnie che le produssero. A fornire i materiali c’era Adolph Rickenbacker, svizzero trapiantato in California. 
In quel periodo iniziava a girare l’idea di elettrificare la chitarra, per aumentarne il volume: la produzione del primo modello venne iniziata proprio da Rickenbacker nel ’32, che nel ’34 fondò la sua compagnia assieme a colleghi usciti dalla National: era la cosiddetta “Frying pan”, la padella per friggere, dalla sua caratteristica forma. Si pensava che il metallo fosse un miglior conduttore per il suono: fu la prima chitarra elettrica della storia prodotta su larga scala, un pezzo di storia della musica. Un esemplare è conservato al MOMA di New York: lo vedete ritratto in questa foto.

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John Lennon, George Harrison e i Beatles

A rendere popolare il marchio e a introdurlo nella storia del rock sarebbero stati i Beatles: John Lennon aveva visto la Rickenbacker sulla copertina di un album jazz, imbracciata dal grande Toots Thielemans. Ad Amburgo nel 1960 ne comprò una, il modello 325 Capri: divenne la sua chitarra storica. Non solo: qualche anno dopo, quando i Beatles sbarcarono in America per partecipare all’Ed Sullivan Show, la casa li raggiunse in hotel e organizzò una presentazione di chitarre e bassi. George Harrison era malato, e gliela portarono in camera: anche lui poco dopo iniziò ad usare la 12 corde, pensata per avere un suono più scintillante grazie alle corde raddoppiate. La “Rick” entrò così nelle case di milioni di spettatori, grazie ai Beatles.

Pete Towshend e gli Who

Poco dopo iniziò ad usarla anche Pete Townshend: il suono della Rickenbacker apre canzoni iconiche come “I can’t explain”. Aveva iniziato ad usarla apprezzandone il look e l’aveva vista dai Beatles. Ma le Rickenbacker di Townshend sarebbero diventate famose per un altro motivo: Townshend le spaccava sul palco. Tutto cominciò quasi per caso ad un concerto ad Harrow and Wealdstone, l’8 settembre del 1964: Townshend percuoteva la chitarra sugli amplificatori per ottenere suoni particolari. La chitarra si ruppe, qualcuno iniziò a ridere, Townshend si arrabbiò e distrusse quello che rimaneva dalla chitarra, come se l’avesse fatto apposta. Una scena che ripetè più volte.

Roger McGuinn e i Byrds

Se i Beatles resero popolare la Rickenbacker, a renderla immortale fu Roger McGuinn dei Byrds, che con la sua 12 corde elettrificò il folk, avvicinandolo al rock e portandolo in classifica  - contemporaneamente rendendo popolare pure Bob Dylan. Il suono della band scalò le charts americane nel 1965 con “Mr Tambourine Man”, il loro singolo di debutto: ka canzone di Dylan venne in parte riscritta e suonata con l’elettrica a 12 corde. Si iniziò a parlare di “Folk rock” (anche perché il singolo successivo fu “Turn! Turn! Turn!”, canzone basata sull’Ecclesiaste e scritta da Pete Seeger). Quel suono avrebbe influenzato molte generazioni di musicisti a venire.
Anche McGuinn aveva scoperto la chitarra grazie ai Beatles e nel libro si racconta di un pomeriggio psichedelico assieme a Los Angeles nel ’65, in cui erano presenti anche i responsabili della Rickenbacker che volevano convincere Paul McCartney ad usare il loro basso.

Tom Petty, Mike Campbell e gli Heartbreakers

Nel decennio successivo, tra i discepoli più noti dei Byrds ci furono Tom Petty e i suoi Heartbreakers, con Mike Campbelll in prima fila. Racconta il chitarrista nel libro: ”Volevo una Rickenbacker a 12 corde come George Harrison e Roger McGuinn. Lessi un annuncio di rivenditore che ne vendeva una per 200 dollari, presi la macchina e andai ma poi ne tirò fuori una piccola. Il mio cuore si spezzò, ma la comprai e la usai nel secondo album “You're Gonna Get it”: si sente in “Listen to your heart”. Petty mise la Rickenbacker in copertina sui suoi dischi e la suono fino alla fine della carriera: la sua canzone più iconica con questo suono è “The waiting”.

Peter Buck e i R.E.M.

Nel decennio successivo, i chitarristi più noti a rivitalizzare il suono della Rickenbacker furono Peter Buck (R.

E.M.) e Johnny Marr (Smiths). "Come molti ragazzi della mia età, la prima band che ho davvero amato erano i Beatles" racconta Buck. !Li ho visti all’Ed Sullivan Show nel febbraio del 1964. Era difficile non notare il fatto che praticamente la maggior parte dei miei musicisti preferiti sembravano usare un Rickenbacker: i Beatles, Roger McGuinn, Pete Townshend. Ma il motivo per cui ne ho comprato una è stato perché la mia Telecaster venne rubata e il negozio di Athens ne aveva una. Buck ha usato la sua storia Jetglo 360 nera a 6 corde in tutti gli album della band, innestando sul folk rock arpeggiato il suono più nervoso del post-punk e della new wave. Continua ad usarla anche oggi nei suoi vari progetti solisti.

Lemmy, Paul e il basso Rickenbacker

È facile vedere ancora oggi Rickenbacker in mano tanto ai Radiohead quanto a Eddie Vedder, o a The Edge degli U2, o ancora ai Tame Impala, tra gli altri: la lista è troppo lunga per essere completa.
C’è però un’altra storia parallela che riguarda il marchio Rickenbacker ed è quella del basso, altrettanto iconico, usato da musicisti tra loro molto diversi come  Cliff Burtob dei Metallica, Nicky Wire (Manic Street Preachers), Mike Mills (R.

E.M.), Lou Barlow (Dinosaur Jr.).  Talvolta anche Paul McCartney - lo si vede in “Get Back”, che però rimase fedele al suo Hofner, ormai iconico per la sua immagine.
Il basso Rickenbacker ha soprattutto un nome, quello  lan Frazer Kilmister, in arte Lemmy. Chi racconta di averlo scelto per la forma. "Faccio di tutto per  l'immagine - sempre. Prendi un basso bello, e se non suona bene puoi sempre giocare con i pickup se suona male. Prendevo bassi Rickenbacker e cambiavo  i pickup: ne misi uno della Gibson dentro il mio primo Rickenbacker e suonava come un fottuto bulldozer”

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