1971-2021: 50 anni di “Mina” di Mina

L’album è stato pubblicato nel novembre del 1971.
1971-2021: 50 anni di “Mina” di Mina

Era diventata così grande che la cercavano anche dall’America, Mina. Frank Sinatra sognavava di condividere il palco con la Tigre di Cremona per una serie di spettacoli dal vivo che avrebbero visto anche la presenza di Dean Martin: un modo per intestarsi il lancio dell’interprete nello show business statunitense, dove una personalità da diva come la sua era destinata a conquistare le grandi platee.

Mina, alla fine, disse no. E in molti si domandarono cosa ci fosse, dietro quel rifiuto: c’era chi diceva che la colpa era stata di un’improvvisa fobia del volare in aereo, chi aveva parlato di problemi di salute, chi aveva detto che la cantante, alla fine, aveva preferito non distaccarsi dai suoi cari. Dopo essersi presa una pausa dalla tv dopo le esperienze a “Senza rete” e “Canzonissima” ed essersi esibita in alcuni teatri italiani, l’interprete bustocca aveva lavorato negli ultimi mesi a un nuovo disco per l'autunno 1971. Lo aveva intitolato semplicemente “Mina” (come quello del ’64) e in copertina, stavolta, non c’era il suo volto. Ma una .scimmia.

"Non è una cantante, ma una splendida belva"

Una scelta bizzarra, curiosa. Dettata, si disse, dalla mancanza di materiale fotografico recente, legata alla maternità della cantante, che aveva appena dato alla luce la sua secondogenita Benedetta. Il trentatré viene anticipato dal 45 giri “Amor mio/Capirò (I’ll be home)” e riprende i suoni e le atmosfere del brano scritto per la Tigre di Cremona dal duo Battisti-Mogol, con la direzione d’orchestra di Gian Piero Reverberi, e della versione in italiano del brano di Randy Newman interpretato da Harry Nilsson e da Barbra Streisand: è un disco elegantissimo, ben arrangiato, pieno di canzoni che rendono giustizia al talento e alla voce senza tempo della Mazzini.

Disse bene il regista Sandro Bolchi, parlando di lei: “Non è una cantante, è una splendida belva che ti suggestiona con lo sguardo, con il fascino di una voce inquietante e drammatica, con due gambe infinite e proterve che fanno squagliare anche i selciati più duri. .Quando è sul palcoscenico ringhia, singhiozza, ansima, urla, geme: il suo, più che un canto, è un rito, un rito ipnotico che trascina la folla al delirio”. Una descrizione che si presta bene a raccontare questa raccolta di canzoni, che segna peraltro il passaggio di consegne fra Augusto Martelli e Pino Presti, promosso qui da bassista dell’interprete a arrangiatore e direttore d’orchestra.

Battisti-Mogol, Bacharach e i Beatles in un unico disco

Oltre al lato a del 45 giri che anticipa di qualche mese l'uscita dell'album, Battisti e Mogol qui firmano anche “E penso a te”, che è una rielaborazione di un brano originariamente inciso l'anno precedente da Bruno Lauzi come lato b di “Mary oh Mary”.

“Le farfalle nella notte”, con testo di Luciano Beretta, viene inclusa per la prima volta su disco dopo essere stata inserita nel '70 nella colonna sonora del film “Venga a prendere il caffè da noi” di Alberto Lattuada con Ugo Tognazzi. In “Non ho parlato mai” il testo è di Paolo Limiti e la musica del Maestro Mario Robbiani. “.Sentimentale” è una collaborazione con l’emergente bolognese Lucio Dalla, visto quello stesso anno in gara al Festival di Sanremo con la sua “4 marzo 1943”, che aveva portato il cantautore e l’Equipe 84 al terzo posto della classifica della kermesse: Dalla ne firma la musica. “Alfie” è la versione di Mina di una canzone scritta da Burt Bacharach e Hal David cinque anni prima per l’omonimo film di Lewis Gilbert, originariamente interpretata da Cher. Ed ecco il vero gioiello del disco, “Grande, grande, grande”: una canzone magnifica con testo di Alberto Testa e musica di Tony Renis, arrangiata straordinariamente da Presti, che dirige anche l’orchestra. Secondo quanto si raccontò, prima di rivolgersi a Mina Testa e Renis fecero ascoltare il brano a Ornella Vanoni, Milva, Rosanna Fratello e pure a Orietta Berti, ma senza successo. Mina lo renderà un evergreen. La musica di “Vacanze” è di Umberto Bindi (il testo lo firma invece Carlo Rossi), quella di “Mi fai sentire così strana” è di Riccardo Del Turco (testo di Lauzi). Sul lato b del trentatré c’è anche una reinterpretazione di “Something”, brano di George Harrison che i Beatles hanno inciso per il loro “Abbey Road”.

“Mina”, o “l’album della scimmia”, diventerà uno degli album di maggiore successo della discografia di Mina. Rimase nella classifica dei dischi più venduti in Italia per ben ventinove settimane, oltre sette mesi. E alla fine del ’72, complice anche il successo di “Grande, grande, grande”, pubblicato come 45 giri a gennaio (sul lato b “Non ho parlato mai”), risulterà essere il 33 giri più venduto in Italia. Mina presenterà alcuni brani contenuti nel disco durante le puntate della terza edizione di “Teatro 10”, che nel ’72 segnerà il suo ritorno sul piccolo schermo. Passerà alla storia il duetto con Lucio Battisti. La sua “E penso a te”, dopo Mina, sarà reinterpretata anche da – tra le altre – Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Fiorella Mannoia, Laura Pausini e pure Raffaella Carrà. Secondo le stime, “Mina” ha venduto oltre 900 mila copie.

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