Tiromancino: Federico Zampaglione è il fratellone maggiore che ha sdoganato l’indie pop

Esce l’album “Ho cambiato tante case” in cui convivono Franco126, Gazzelle, Carmen Consoli e Alan Clark dei Dire Straits. Il cantautore romano: “Sono un Caronte: ho traghettato generi, ma non li ho mai sposati del tutto”.
Tiromancino: Federico Zampaglione è il fratellone maggiore che ha sdoganato l’indie pop
Credits: Giovanni Canitano

Federico Zampaglione è il fratellone maggiore di un’intera scena, non solo romana. Non è un caso che nel nuovo album dei Tiromancino “Ho cambiato tante case”, in uscita venerdì 8 ottobre, siano presenti Gazzelle (autore di testo e musica con Zampaglione del brano “Cerotti”), Galeffi (coautore di testo e musica della title track “Ho cambiato tante case”), Leo Pari (coautore di testo e musica di “Avvicinandoti”) e Franco126 (che ha scritto e cantato insieme a Zampaglione “Er Musicista” e ha cofirmato testo e musica di “Tu e io”).

“C’è molto in comune con questi artisti. Sono un Caronte: traghetto generi e mondi musicali dall’indie verso il mainstream. Credo che questo sia il mio ruolo. In realtà non ho mai appartenuto del tutto al mondo mainstream, non mi ci ritrovo, ma di certo con i Tiromancino abbiamo navigato in quella direzione – dice il cantautore - negli anni ’90 facevamo parte di quella cordata dell’underground italiano che a un certo punto è arrivato nelle radio e al grande pubblico grazie ad alcuni pezzi ‘cantabili” che però non perdevano determinati suoni. Le nuove generazioni, i nomi che ho coinvolto, stanno facendo qualche cosa di simile. Io vedo un filo conduttore ed è il motivo per cui ci siamo ritrovati a fare musica insieme. Nulla è stato studiato a tavolino. Io sono fan loro, loro ascoltano i miei dischi”.

Troppo alternativi per il pop e viceversa

Ma gli anni in cui i Tiromancino si muovevano fra l’underground e il mainstream, non erano affatto pacifici. Oggi questo passaggio dalle camerette ai palazzetti è accettato e anzi incentivato, qualche decina d’anni fa no. “L’underground di allora era legato anche alla sfera dei centri sociali, noi abbiamo vissuto un vero ostracismo a un certo punto – continua Zampaglione – ci fu un periodo in cui lo zoccolo duro ci rimproverava di fare pezzi e ritornelli ‘cantabili’. Secondo quel mondo avremmo dovuto scrivere testi più politici. Ma allo stesso tempo c’era il versante pop che non capiva del tutto i nostri suoni, considerati ‘strani’. Eravamo tra Scilla e Cariddi. Fummo bravi a non ascoltare nessuna delle due campane, dando vita al vero antenato dell’indie, cioè canzoni con testi accessibili, ma suoni non convenzionali. Insistemmo come dimostra il disco ‘Insisto’ del 1994. Riccardo Sinigallia fu d’accordo su tutto con me e ‘La descrizione di un attimo’ fu il suggellamento: ebbe successo e io diventai Caronte”.

Nel 2022 rivedremo i Tiromancino a Sanremo? L’ultima apparizione in gara è nel 2008 con la canzone “Il rubacuori”. È una situazione che non mi mette a mio agio. Mi piace, lo guardo alla Fantozzi con il frittatone di cipolle e il vestaglione, ma nulla di più. Dal Festival sono uscite belle realtà in questi anni, c’è tanto spazio per i giovani, ma non fa per me. Preferisco guardarlo da casa”.

La nascita del nuovo disco

Il nuovo progetto “Ho cambiato tante case” ha piantato le sue radici prima dell’arrivo del Covid, ma poi ne è stato influenzato. “Questo disco esce in un periodo positivo, stiamo uscendo dall’incubo, vediamo un orizzonte oltre la pandemia. Inoltre mi sono sposato di nuovo, ho fatto un film, ‘Morrison’. Questo è il mio ritorno al grande amore, alla musica. Mi costa lasciare uscire questo album, perché è stato un amico che mi è stato molto accanto in tutti questi mesi – ricorda l’artista - ho iniziato a lavorarci nel tardo 2018, fra Roma e Milano. Poi ci fu la pandemia. Ero angosciato da quello che stava succedendo. Ascoltavo le canzoni scritte fino a quel momento per cercare di stare meglio: tutto il progetto viaggia verso quella direzione, ci sono momenti di riflessione malinconica, ma anche di speranza. Il disco mi è stato affianco, alla fine era come se ci parlassimo. Per questo, in qualche modo, mi dispiace separarmene. Lo vorrei ancora tutto per me”.

La collaborazione con Alan Clark e Carmen Consoli

“Questa terra bellissima” è uno dei pezzi simbolo del nuovo disco. “È un brano scritto con mio padre Domenico e mio fratello Francesco, c’è la grande partecipazione di Alan Clark dei Dire Straits – sottolinea Zampaglione – inoltre c’è dentro anche il coro di mia figlia. Clark, in studio, ha realizzato un’intro pazzesca, che mi ha portato indietro nel tempo, a quei concerti rock con cui sono cresciuto. È un gigante, ha suonato con tutte le leggende del rock. Il pezzo è stato pensato prima del Covid: da padre mi viene spontaneo parlare e scrivere sul futuro, ma non l’ho fatto in modo polemico. È una riflessione piena di speranza”. Un’altra canzone significativa, una delle più belle del progetto, è “L'odore del Mare” con Carmen Consoli. “Sentivo, quando l’ho scritto, che mancava qualche cosa – conclude – ho chiamato Carmen, per me la voce più intensa del nostro Paese, ha un graffio rock: quando mi ha rimandato il pezzo con il suo intervento mi ha fatto piangere”.

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