I 50 anni di "Blue": Joni Mitchell e un album che ha cambiato il cantautorato

Uno degli album più importanti e amati di tutti i tempi, celebrato dall'EP "Blue 50 (Demos & Outtakes)", con una canzone inedita. La storia del disco e le reazioni tiepide dei colleghi maschi, spaventati da una voce cosi personale: "È contagioso?"
I 50 anni di "Blue": Joni Mitchell e un album che ha cambiato il cantautorato
Credits: Joel Bernstein

Se cercate “A case of you” su una piattaforma, ne trovate decine di versioni, da Prince a Diana Krall, da James Blake a qualche concorrente di talent show (ricordate la storia di qualche mese fa?). È una canzone personale e intima come poche altre nella storia della musica pop e rock: anche per questo è letteralmente incantabile per una persona che non sia la sua autrice. Eppure è una di quelle canzoni talmente reintepretate - come “Hallelujah” di Cohen - per cui ci vorrebbe una moratoria.

È una misura della rilevanza culturale di “Blue”, l’album capolavoro di Joni Mitchell che uscì 50 anni fa, il 4 giugno 1971? Si, ma non la più importante. “Blue” non è solo uno dei più belli (il più bello?) disco di cantautorato, ma un album che ha letteralmente cambiato le regole del gioco. Oggi  compie  50 anni, e viene festeggiato da un EP digitale "Blue 50 (Demos & Outtakes)", che contiene nuove versioni di classici dell'album e l'inedita "Hunter". 
Ecco la storia del capolavoro.

La nascita di un mito

Quando esce “Blue” Joni Anderson è già una celebrità. Ma ha una storia tormentata alle spalle: un matrimonio fallito (ma manterrà il cognome del marito), una figlia da una relazione ancora precedente di cui non rivelerà l’esistenza fino agli anni ’90. Con il marito Chuck Mitchell lascia il Canada nel ’65 in cerca di fortuna: viene notata casualmente in Florida nel '67 da David Crosby, in fuga dalla California e dalla sua band.
L’ex Byrds diventerà il suo compagno e il suo mentore: la introduce tra i suoi amici del Laurel Canyon, le produce il primo album, "Song to a Seagull”, nel 1968.

Ma la esibisce come una sorta di trofeo, come noterà lei stessa più tardi: Joni inizia a lottare contro il maschilismo imperante della musica, quello che lo giudicherà per la sua libertà di espressione e di vita.
Nel '68 e il '69 ha una lunga storia con Graham Nash, che per lei scriverà “Our house” - e la casa del Canyon dove i due vivono diventerà una meta di pellegrinaggio. Ma anche quella relazione implode e rischia di far esplodere anche Crosby Stills Nash & Young, che devono portare in tour “Deja vù” nel ’70. Joni ha una storia con Stills, volano i coltelli, rischia di saltare tutto. “Non ti preoccupare, da questa storia verranno fuori due o tre canzoni”, commenterà cinicamente la moglie del manager Elliot Roberts. 

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Musica, maschilismo e celebrità

Ma siamo ancora lì: Joni non è conforme al ruolo che viene assegnato alle donne, anche nel Laurel Canyon. Le colline sopra Los Angeles dove tutti vivono e fanno musica assieme, come una comunità, teoricamente la culla dello spirito libero del tempo.
“Quando aprì i nostri concerti, mi resi conto che eravamo noi che dovevamo aprire per lei”, raccontò Neil Young del tour del 1970.

Nello stesso anno esce “Ladies of the canyon”, che arriva nella top 30 americana: Joni è famosa. Il disco contiene “Woodstock”, che lei però non vide perché aveva un’apparizione televisiva il giorno dopo lo storico weekend, e non poteva rischiare di perderlo. A incidere per primi e a portare la canzone al successo sono Crosby Stills Nash & Young.

"Blue"

“Scoprii di essere famosa prima di Blue”, racconta Joni Mitchell in un’intervista contenuta nel recente documentario “1971: L'anno in cui la musica ha cambiato tutto". “Mi ascoltano un sacco di persone, pensai, ma faranno meglio a scoprire chi è il loro idolo. Vediamo se lo tollerano. Così scrissi ‘Blue’, e molta gente rimase sconvolta, perché era un mondo al maschile”.

Dopo "Ladies of the Canyon", Joni Mitchell decise di prendersi una pausa facendo un viaggio in Europa. Al ritorno, dopo la fine della relazione con Nash iniziò una relazione con James Taylor: compare anche ai cori di “You’ve got a friend” e di altre due canzoni di “Mud Slide Slim and the Blue Horizon”, che esce due mesi prima di “Blue”, in cui lui compare a sua volta suonando la chitarra. Anche questa storia fu tormentata e finì nella scrittura dei brani, la cui filosofia è riassunta dalla famosa battuta dell’amico Kris Kristoferson: “Joni, tieni qualcosa per te!”.  In un'intervista di pochi giorni fa a Cameron Crowe fa ha spiegato ancora meglio, cosa successe al tempo:

La risposta iniziale che ho ricevuto è stata critica, soprattutto dai cantautori maschi. Era un po' la svolta eletrrica di Dylan: avevano paura.
È contagioso? Dobbiamo essere tutti così onesti ora? Questo è quello che mi dicevano i ragazzi: Risparmiati, Joni. Nessuno canterà mai queste canzoni. Sono troppo personali".

Joni Mitchell si mette completamente a nudo nelle canzoni, trovando una voce che verrà imitata ma mai raggiunta con questa intensità: “I am on a lonely road and I am traveling, Traveling, traveling, traveling/Looking for something, what can it be/ Oh I hate you some, I hate you some, I love you some/Oh I love you when I forget about me”, sono le prime parole del disco, cantate su una inusuale base ritmica a base di dulcimer, scoperto a Creta, meta principale del viaggio in Europa.

L’ascoltatore viene catapultato in un mondo in cui sente una voce potentissima eppure fragilissima, resa ancora più vulnerabile da una strumentazione minimale: oltre al dulcimer, piano chitarra e poco altro. “La gente si è scandalizzata perché ho rivelato il mio lato umano, non quello della celebrità”, racconterà Joni.

C’è la nostalgia per le contraddizioni della California (“Oh California I'm coming home/ Oh make me feel good rock 'n' roll band/I'm your biggest fan”), c’è la solitudine delle feste (“River” è una delle più grandi canzoni di Natale di tutti i tempi, una delle poche che puoi ascoltare in ogni momento dell’anno). E c'è “A case of you”, il capolavoro dei capolavori, una delle canzoni d’amore più belle, forse la più bella di sempre. L’avrò ascoltata centinaia e centinaia di volte e ogni volta mi fa venire i brividi. Non ne scrivo una parola, non oso neanche: ascoltatela e basta.

Il successo

L’album, pur essendo molto più difficile del precedente, ne moltiplicò il successo commerciale: arrivò al 1° posto in Canada, al 3° in Inghilterra, e al 15° in America. È considerato, semplicemente, uno degli album più importanti della storia della musica. La Mitchell decise di tornare in tour, per il successo dell’album, prima di iniziare a sperimentare sonorità e scritture più complesse. Ma “Blue” rimarrà il suo capolavoro e uno dei capolavori di tutti i tempi: in un mondo musicale dominato da una cultura maschile del successo, la vulnerabilità di queste canzoni ha una forza devastante.

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