Björn degli ABBA scrive ai giganti dello streaming: "Date più soldi agli autori"

Nominato presidente della confederazione della società di autori e compositori, la mente dietro i successi della band svedese ha scritto un lungo editoriale indirizzato a Spotify gli altri colossi.
Björn degli ABBA scrive ai giganti dello streaming: "Date più soldi agli autori"

Di canzoni e diritti d'autore Björn Ulvaeus ne sa qualcosa. Quelle che ha composto insieme a Benny Andersson hanno permesso agli ABBA di vendere qualcosa come 385 milioni di dischi in tutto il mondo. Nominato, l'anno scorso, presidente della Cisac, la confederazione internazionale della società di autori e compositori della quale fa parte anche la "nostra" Siae, il leader della band svedese ha preso carta e penna e ha scritto una lettera aperta ai giganti dello streaming, pubblicata dal "The Guardian", a una settimana di distanza dal quindicesimo anniversario della nascita di Spotify, la piattaforma che ha rivoluzionato il modo di ascoltare la musica.

Per chiedere ai giganti dello streaming di cambiare l'attuale modello di business, che non remunera in modo equo gli autori di canzoni.

Ulvaeus, 75 anni, che nella sua carriera ha firmato evergreen come "SOS", "Mamma Mia", "Fernando", "Dancing queen", "The winner takes it all", solo per citarne alcuni, ha scritto nell'editoriale pubblicato dal quotidiano britannico:

"La valuta dominante nello streaming sono le singole canzoni. I dati dimostrano che quando le persone utilizzano una piattaforma di streaming come Spotify cercano più canzoni che artisti. Ciò significa che gli autori sono più importanti che mai, in questo momento. Ma per gli autori il sistema non è equo. Lo streaming ha cambiato tutto, ma gli autori sono gli ultimi della fila per le royalties derivanti dalla riproduzione delle canzoni in streaming".

L'autore è entrato nei dettagli:

"Il sistema funziona così: per un milione di ascolti di una canzone fatti da utenti abbonati, un artista di un'etichetta indipendente può guadagnare più di 3.000 dollari, mentre l'autore può guadagnare tra i 1.200 e i 1.400 dollari. Questo vale solo se è l'unico autore ad aver composto la canzone. Se invece ha co-scritto la canzone con altri, infatti, quei soldi vengono divisi con i colleghi. In media, dunque, gli autori guadagnano tra un terzo e la metà di quelli che invece guadagnano gli artisti. È ingiusto. La distribuzione dei diritti d'autore deve cambiare".

Ulvaeus, che ha criticato anche le sessioni di scrittura collettive organizzate dalle multinazionali ("Si scrivono canzoni a misura di streaming, io e Benny Andersson in un contesto del genere non saremmo mai emersi"), ha poi aggiunto:

"Non si tratta di diventare ricchi. Si tratta di far ricevere agli autori una giusta remunerazione per il lavoro che fanno. Se non guadagni abbastanza per mantenerti, devi cercarti un altro lavoro. E mettendoti a fare un altro lavoro non puoi concentrarti sulla musica".

Negli Stati Uniti è da poco nato un movimento, "The Pact", composto da autori di canzoni: i songwriter si sono alleati per denunciare una pratica ricorrente del music biz, che consiste nell'imposizione agli autori di cedere quote autorali e/o editoriali da interpreti, produttori e altri che approfittano di una posizione di forza. Il movimento è ora arrivato anche in Italia.

Leggi anche - Tutto su: The Pact: i diritti degli autori

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