Bruce Springsteen e la storia della sua canzone più fraintesa

Giunge al termine il podcast con Barack Obama, che deve il titolo a "Born in the U.S.A". E il Boss così rivela nuovi dettagli su una delle sue canzoni più famose e meno capite
Bruce Springsteen e la storia della sua canzone più fraintesa

È giunto al termine "Renegades - Born in the U.

S.A", il discusso podcast di Bruce Springsteen con l'ex presidente Barack Obama. Nell'ottavo e conclusivo episodio, diffuso nei giorni scorsi, il Boss ha raccontato nuovi retroscena della canzone scelta per il titolo del racconto, prodotto da Spotify. Sul significato e sulla storia del testo di "Born in the U.S.A." sono state scritte pagine e pagine: il Boss ha ripreso la versione già nota della storia, che parte dalla lettura del libro "Nato il 4 di luglio" di Ron Kovic, un reduce del Vietnam. Sempre nei primi anni '80, poche settimane dopo, Springsteen, inconta per caso Kovic che lo porta in un centro di ex soldati, e viene a conoscenza diretta della loro condizione di reietti della società. Nacque così la canzone, che deve il titolo ad uno script del regista Paul Schrader, che era stato sottoposto a Springsteen in quel periodo. Diventò la canzone che diede il titolo al suo .album di maggior successo., ma anche la più fraintesa. Già durante il tour di quella estate diventò un inno dal vivo, ma mello stesso periodo Ronald Reagan - nella sua campagna per la rielezione come presidente degli Stati Uniti - citò Springsteen come simbolo dei valori americani tradizionali.

Springsteen, nel podcast ha raccontato che la lettura patriottica c'è, ma è diversa a quella monocorde di Reagan e della destra:

Questa è una canzone sul dolore, la gloria, la vergogna dell'identità e del luogo. Quindi è un racconto complesso del paese. Il protagonista è qualcuno che è stato tradito dalla sua nazione e tuttavia si sente ancora profondamente legato al paese in cui è cresciuto. éenso che il motivo per cui si sono appropriato della la canzone è perché è così potente,  perché le sue immagini erano così fondamentalmente americane. Ma è una canzone che chede di tenere in mente due idee contraddittorie contemporaneamente; che si può essere contemporaneamente molto critici nei confronti della nazione e molto orgogliosi della nazione. E questo è qualcosa su cui si è discusso fino ad oggi.

 

Recentemente, un video ha raccontato come venne costruito quel suono così potente: Una batteria dura, un giro di sintetizzatore, poi la voce che declama, rabbiosamente "Born down in a dead man's town...": è una delle intro rock più famose di tutti i tempi.  La parte musicale è meno analizzata di quella testuale, ma è parte del successo del brano: se ne trova una descrizione nel recente libro di Brian Hiatt. Quello che potete sentire in questo video è del tutto inedito. La canzone viene raccontata da Bob Clearmountain, storico collaboratore del Boss, che nel suo studio fa sentire le tracce separate: il synth, la batteria fatta suonare come si faceva negli anni '80, il riverbero messo sulla voce per dargli più grinta.

Si tratta - purtroppo - solo di un'anticipazione di un video di 40', che può essere visto a pagamento sul sito professionale "Mix with the masters", dedicato ad approfondire il dietro le quinte tecnico degli studi con personaggi come Tony Visconti, Tom Lord-Alge, Greg Wells. Ciò nonostante è una succulenta chicca per i fan.

La canzone, come è noto, ha una storia complessa, e si arrivò a quel suono dopo una lunga ricerca.

Venne incisa tra il 1981 e il 1982 in formato acustico nel periodo che portò a "Nebraska" - il primo titolo era "Vietnam". Il demo del 1982 venne poi pubblicato su "Tracks", il cofanetto di inediti uscito nel 1998, in contemporanea alla reunion della E Street Band. Nel 1982 Springsteen provò anche ad incidere con la band le canzoni che poi finirono sul disco acustico: il leggendario "Electric Nebraska" che i fan sognano da tempo e che si spera faccia parte dell'atteso cofanetto che prima o poi celebrerà "Born in the U.S.A.". Comunque non funzionò, Springsteen decise di pubblicare i demo incisi su un 4 piste e nell'82 arrivò "Nebraska". Questa la versione demo dell'82.

Lo stesso anno però Springsteen continuò a lavorare con la band ai Power Station Studios di New York, e incise quella che sarebbe diventata la title-track del disco. Era "Born in the U.S.A.", che come "Downbound train" proveniva dai demo acustici ma venne pubblicata nella versione con la band, focalizzandola su tastiere e batteria. Venne pubblicata come singolo alla fine dell'anno, con un particolare video diretto dal regista John Sayles: un montaggio di immagini live, di scene della working class americana e una versione animata finale della famosa copertina. La versione è quella di studio, nonostante al pezzo siano aggiunti applausi come se fosse dal vivo.

Negli anni Springsteen è tornato spesso alla versione acustica, suonata con una dodici corde e una potente introduzione strumentale con il "bottle neck", acida, quasi psichedelica. È uno dei momenti centrali di "Springsteen on Broadway" anticipata dal racconto dell'incontro con Ron Kovic. Questa una versione dal vivo - simile a quella di Broadway - del 2017, e simile a quella suonata nell'ultima puntata di "Renegades", il Podcast di Spotify.

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