Rockstar e vaccini, i casi (opposti) di Bono (U2) e Ian Brown

Mentre la voce della band irlandese si impegna in prima persona in una campagna di sensibilizzazione, il già leader degli Stone Roses persevera nella sua linea di scetticismo, mettendo nei guai gli organizzatori di un festival, che…
Rockstar e vaccini, i casi (opposti) di Bono (U2) e Ian Brown

Il tema dell’immunizzazione da Covid-19 sta tenendo banco non solo sui media di tutto il mondo, ma anche presso la comunità artistica internazionale. La maggior parte delle star si sta spendendo in favore dell’inoculazione dei sieri, non solo per ragioni squisitamente etiche: i casi americano e inglese, infatti, stanno dimostrando come campagne vaccinali rapide ed efficienti stiano portando a una rapida rimessa in modo dell’industria della musica dal vivo, che - fino al primo trimestre dello scorso anno - si era rivelata il settore più redditizio per cantanti e band di alto profilo.

Tra i sostenitori più attivi delle campagne di sensibilizzazione a favore dei vaccini c’è il frontman degli U2 Bono: il leader della band irlandese ha infatti prestato la sua voce a una serie di cartoni animati - battezzata “Pandemica” - prodotta dalla One Campaign, l'organizzazione globale per la salute e la lotta alla povertà co-fondata dallo stesso artista, in collaborazione con Hive.

"Al di là dell'animazione e dell'umorismo, capirete che Pandemica è il posto peggiore in cui trovarsi nella pandemia Covid-19", ha spiegato all’edizione americana di Rolling Stone Bono a proposito del progetto, che ha coinvolto in veste di doppiatori, tra gli altri, star del calibro di Penélope Cruz, Connie Britton, Nick Kroll, Kumail Nanjiani e Phoebe Robinson: “Anche se Pandemica potrebbe non essere un posto reale, per miliardi di persone in tutto il mondo è fin troppo reale. I vaccini ora portano la speranza di una via d'uscita, ma non lo sarà a meno che ogni paese del pianeta non abbia accesso a un numero sufficiente di dosi. Se questo vaccino non sarà ovunque, allora questa pandemia non se ne andrà”.

Non tutti gli artisti, tuttavia, sono allineati su posizioni analoghe: tra le voci dissidenti si è segnalato ormai da diversi mesi il già leader degli Stone Roses Ian Brown. Il frontman di Warrington, Cheshire, non ha mai nascosto le sue tesi scettiche e negazioniste in merito alla pandemia, prima esplicitando le sue idee sui social network, poi passando all’azione, cancellando la propria partecipazione a un festival che aveva previsto - per la propria edizione 2021 - un passaporto vaccinale per il proprio pubblico.

L’artista britannico non si è trovato a fare i conti solo con le contestazioni della gran parte dell’opinione pubblica, ma anche con quella di parte dell’industria musicale: solo a metà di questo mese di marzo Spotify aveva bloccato lo stream di una sua canzone - “Little Seed Big Tree” - giudicandola un contenuto che promuove “informazioni pericolose, false, ingannevoli o fuorvianti sul Covid-19, che possono causare danni o rappresentare una minaccia diretta per la salute pubblica”.

La nomea di no-vax acquisita dalla voce di “Love Spreads” sta mettendo nei guai non solo lo stesso Brown, ma anche tutte le realtà imprenditoriali che stanno avendo a che fare con lui. Lo sanno bene gli organizzatori del festival TRNSMT, rassegna in programma a Glasgow, in Scozia, nella prima metà del prossimo settembre. I responsabili dell’evento, che hanno scelto di non escludere il cantante dal cartellone della manifestazione nonostante le sue posizioni controverse, si sono ritrovati al centro di un’accesa polemica avviata dagli stessi fan, che - sui social - hanno avviato una campagna di pressione per cacciare l’artista dal bill. “Il fatto che sia ancora in programma è una cosa che non capisco”, “TRNSMT, siete contenti che un coglione no-vax come Ian Brown sia ancora uno dei vostri headliner?”, sono solo alcuni dei commenti fatti pervenire agli organizzatori via Twitter. Alcuni, però, nonostante non condividano le idee dell’artista, hanno apprezzato la mossa dei promoter scozzesi: “Può avere tutte le opinioni assurde di questo mondo: basta non essere d’accordo, tutto qui”, ha scritto un fan, “Non serve ‘cancellarlo’. Possiamo godere della sua musica e non condividere le sue idee”.

E Brown? Definendo sul proprio account Twitter Gran Bretagna e Irlanda come “campi di concentramento medici sperimentali” e le relative popolazioni “ostaggi dei governi e delle multinazionali farmaceutiche”, l’artista ha rincarato la dose:

“Tutti i promoter dei principali festival hanno avuto colloqui con il comitato tecnico scientifico e il governo già dal dicembre scorso per imporre la vaccinazione come condizione al proprio pubblico”, ha spiegato lui in un tweet: “Il denaro è il loro dio. Tutti i musicisti che accettano tutto ciò sono sciagurati collaboratori”.

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