Andrea Bocelli e "Hallelujah": "Non una canzone religiosa, ma intrisa di religiosità"

Il tenore racconta la sua versione del brano di Cohen, trasformato in un inno spirituale con due versi in italiano. E parla del duetto con la figlia Virginia: "la parziale riscrittura l’ha resa adatta ad essere intonata anche da un bambino"
Andrea Bocelli e "Hallelujah": "Non una canzone religiosa, ma intrisa di religiosità"

3 milioni di visualizzazioni in meno di 10 giorni: "Hallelujah" colpisce ancora, questa volta nella versione di Andrea Bocelli, con la figlia Virginia, 8 anni. La performance è stata registrata per il livestream “Believe in Christmas”, poi caricata su YouTube. 

La canzone ha una storia molto complessa (l'abbiamo raccontata qua), e non è né una canzone di Natale, né una per bambini, anche se spesso viene usata in questi modi/occasioni. La versione di Bocelli è stata incisa per "Believe", con due strofe in italiano. Ci siamo fatti raccontare da Andrea Bocelli la storia di questa registrazione, della performance e di come il tenore ha scelto di interpretare il significato della canzone

Come ha scelto “Hallelujah” per “Believe”?
L’album “Believe” è una raccolta di pagine legate alla spiritualità. Dopo produzioni discografiche in cui il filo rosso era la sensualità, quest’anno ho sentito il bisogno di realizzare un progetto dedicato all’anima. Un percorso emotivo eterogeneo e in certo qual modo sperimentale, che mi ha permesso di affiancare Fauré, Bizet, Puccini, a Morricone ed a Cohen, appunto. Denominatore comune, la volontà di porgere – indipendentemente dalle convinzioni religiose di ciascuno – una sorta di medicina per l’anima, un momento di sollievo. Anche se non religiosa in senso stretto, “Hallelujah” è una canzone intrisa di religiosità, una vera e propria ode alla vita. 

A quali versioni del brano si è ispirato?
Naturalmente ho avuto modo di ascoltare alcune tra le duecento e più cover che di questa canzone sono state realizzate, negli anni. Quella di Bob Dylan, quella di Jeff Buckley… Giusto per citare due nomi. Ma mi sono concentrato soprattutto sulle versioni dell’autore, da quella di metà anni ’80 fino a quelle live di pochi anni fa.  

La sua versione punta sulla dimensione spirituale, unendo due strofe di Cohen e due strofe originali in italiano. Come è nata questa scelta?
Mi risulta che lo stesso Cohen ne abbia scritto molte decine di strofe e ci abbia lavorato sopra per anni… Una sorta di work in progress. Certo, quello religioso non è il solo tema che il brano propone, e peraltro le versioni seguenti all’originale in parte prendono altre strade. Ma traspare una forte spiritualità, confermata nelle interviste dallo stesso cantautore. La versione che propongo ne rispetta l’atmosfera e i colori, ne irrobustisce l’orchestrazione coinvolgendo anche il coro e le voci bianche, e propone la scommessa di restituirlo in una sorta di sdoppiamento, che coinvolge la lingua inglese e italiana.  

"Hallelujah" non è né una canzone di Natale, né una canzone per bambini, anche se viene spesso usata in queste situazioni. Ne ha tenuto conto nel cantarla con sua figlia? Lei come la conosceva?
Il duetto con Virginia, più che altro, è stato una sorta di regalo di Natale che lei mi ha fatto.

Conosceva questo brano, come pure gli altri che compongono l’album… Il progetto è nato durante il lockdown e abbiamo condiviso ancora più intensamente ciò che già usualmente facciamo, avendo io uno studio di registrazione in casa. E quasi in ogni stanza, a casa Bocelli, si fa musica, e Virginia stessa studia pianoforte con grande passione e ascolta ciò che canta e suona sia il suo babbo, sia i suoi fratelli. .
Quanto alla canzone di Leonard Cohen, la sua parziale riscrittura l’ha resa adatta ad essere intonata anche da un bambino. Comunque credo che la musica sia un dono misterioso che non di rado trascende persino le intenzioni di chi lo concepisce: ci sono pagine pensate inizialmente con un messaggio (e in un contesto) che viene presto superato dalla personalità espressiva intrinseca della partitura, svincolata dall’originario progetto compositivo. Il caso più eclatante è quello dell’Ave Maria di Schubert,  una pagina che originariamente – seppure spiritualmente elevata – era comunque altra cosa, era un lied basato sul poema “The Lady of the Lake” di Water Scott…
 

Chi ha scritto le due strofe in Italiano?
È firmato da Kaballà e io stesso ho dato il mio contribuito.

Però la canzone, anche in questa versione, è rimasta firmata da Cohen, nonostante queste modifiche. È corretto?
"Hallelujah" è un capolavoro. Anche in questa mia versione (la più recente di tante create in più di trent’anni… Ma non sarà certo l’ultima) porta giustamente la firma di Leonard Cohen. Naturalmente le modifiche che ho apportato sono state concordate e approvate da coloro che detengono i diritti. Parliamo di uno di quei brani ormai considerati unanimemente immortali, talmente belli da diventare dei “classici” e sopravvivere al passaggio delle generazioni, mantenendo intatto il loro fascino. Ho provato, in tutta umiltà, a mio modo, con i miei mezzi espressivi, a rendergli omaggio. 

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