David Byrne spiega perché “probabilmente" non ci sarà una reunion dei Talking Heads

Il 68enne musicista torna a parlare della possibilità o meno di rivedere in azione la band che si è sciolta nel 1991
David Byrne spiega perché “probabilmente" non ci sarà una reunion dei Talking Heads

Intervistato dalla rivista britannica New Musical Express per promuovere l’uscita del film di Spike Lee tratto dallo spettacolo ideato da David Byrne, “American Utopia”, Il frontman dei Talking Heads è tornato per l’ennesima volta sull’argomento reunion della band statunitense scioltasi nel 1991 - e che, da allora, ha suonato insieme solo una volta, in occasione della sua introduzione nella Rock & Roll Hall Of Fame nel 2002. 

A proposito della possibilità o meno di rivedere in azione il gruppo di "Psycho killer", il 68enne musicista ha detto che “probabilmente” non succederà di vederlo suonare nuovamente con la formazione da lui un tempo guidata e ha spiegato il motivo.

Alla domanda se “prenderebbe mai in considerazione l’idea di suonare di nuovo con i Talking Heads”, David Byrne ha risposto: 

“Probabilmente no. Ci sono molte differenze che non sono del tutto scomparse. E penso, come è evidente in questo film, che mi sto divertendo a fare quello che sto facendo”.

Lo scorso mese di luglio anche il batterista della band statunitense Chris Frantz, mesi dopo che David Byrne aveva smentito le voci - emerse dopo la comparsa su Instagram di un account chiamato @talkingheadsofficial - di possibili novità in arrivo da parte dei Talking Heads, si era espresso in merito a un eventuale reunion della band.

Intervistato dal magazine statunitense Rolling Stone, Frantz, oltre a rivelare che anni fa era stata fatta alla formazione una proposta per ricongiungersi, aveva detto: “Sarebbe bello se potesse accadere perché, a differenza di molti dei nostri contemporanei, siamo ancora tutti vivi. L'ultima volta che ho parlato con David di reunion. Prima ha detto, 'Fammici pensare e ti ricontatto'. Mi sono detto, 'Bene'. Era un venerdì sera. Il lunedì ho ricevuto un'email che diceva: 'Te l'ho già detto e lo ripeto per l'ultima volta. Non mi riunirò mai con i Talking Heads. Per favore, non tirarla più fuori'. Era il 2003. Ricordo che nevicava, quindi era inverno”. .

A margine della chiacchierata con Rolling Stone, avvenuta per promuovere il suo libro “Remain in Love”, Chris Frantz aveva anche parlato del suo rapporto con David Byrne, spiegando di non vedere di persona quest’ultimo da ben 17 anni e di non essere neppure stato invitato lo scorso anno a Broadway ad assistere allo spettacolo teatrale di Byrne. 

Nel corso della recente intervista rilasciata da David Byrne al New Musical Express, il frontman Talking Heads ha avuto a sua volta occasione di raccontato del suo legame con Frantz, narrando di non aver letto l’autobiografia del suo ex compagno di band perché “se lo leggessi mi verrebbe chiesto qualcosa a riguardo”.

Al NME, discutendo del libro di Chris Frantz in cui questo suggerisce che più il frontman della band statunitense ha avuto successo più si è allontanato, Byrne ha dichiarato: “Non ho letto il libro di Chris Frantz, ma so che come abbiamo raggiunto il successo ho sicuramente sfruttato questa cosa a mio vantaggio per lavorare su altri progetti”. Ha aggiunto, ricordando alcuni suoi lavori passati e com’è andata con i Talking Heads: “Ho lavorato su una partitura di danza con la coreografa statunitense Twyla Tharp, e ho lavorato a una piece teatrale con Robert Wilson, altri tipi di cose, e ho iniziato a lavorare alla regia di alcuni video musicali della band. Quindi immagino di aver passato meno tempo con gli altri. Come spesso accade con le band, inizi essendo tutti migliori amici e fai tutto insieme e dopo un po’ diventa un po' troppo. Ognuno si fa i propri amici ed è tipo: ‘Anch’io ho i miei amici’. Ognuno inizia ad avere la propria vita”.

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