Bianco, rock e Verdone

"Te vanno bene i Blecche Sabbbattt?". E poi Morricone, Dalla, Vasco. Gli incontri con Jimmy Page e David Bowie. Esiste in Italia un regista più rock di Carlo Verdone?
Bianco, rock e Verdone

Una decappottabile, due coatti, lui con quel modello di occhiali da sole oggi considerato culto, lei capelli sciolti e gomma da masticare in bocca. In sottofondo "Honey white" dei Morphine. Il botta e risposta è esilarante.

"Chi so' questi, i Morphine?", domanda lui.
E lei, sbiascicando: "Sì, ma nun è l'ultimo. È quello daanno scorso, 'nto ricordi? 'Mmazza, c'avemo fatto l'amore a ripetizione proprio..."
"'Ndo stavamo?"
"Stavamo a casa de Pasto e Maura, all'uscita de Gigolò a Torrimpietra e 'n palestra, ar Budokan, dopo che t'eri sfonnato de addominali"
"Ma n'aavemo fatto pure a casa de tu' zia a Formia sopra aa lavatrice?"
"Guarda che a Formia nun erano i Morphine, erano i Nirvana. Ma 'ndo stai co' 'a testa quanno fai l'amore co' me, ao?"
"Guarda che io ce sto co' 'a testa, ao. Dimme allora 'ndo stavamo quanno l'avemo fatto co' i Megadeth"
"Sur traghetto pe' Ponza"
"Co' i Santana 'ndo stavamo?"
"A Roncobilaccio, 'n mezzo aa nebbia"
"Enfatti... Co' i Perl Gemme?!"
(silenzio di lei, che poi risponde) "Guarda che co' i Perl Gemme n'aamo fatto mai eh. L'hai fatto co' n'antra zoccola. O sai che sei proprio stronzo?"
"E stavo scherza, dai, te volevo fa 'na tana, te volevo fa...". Lui fa un un tiro di sigaretta e aggiunge: "Perché non li metti, 'sti Perl Gemme?" Lei prende una borsa con dentro alcune musicassette e comincia a cercare: "See, ma quanno li trovo i Perl Gemme ao?" "Dai, acchiappane uno a caso... Te vanno bene i Blecche Sabbbattt?" "E come 'o famo?" "O famo strano".

La scena, l'avrete capito, è una delle più iconiche di "Viaggi di nozze", o forse dell'intera filmografia di Carlo Verdone. L'attore e regista romano compirà il 17 novembre 70 anni e i giornali hanno già cominciato ad omaggiarlo con paginoni e speciali. Perché ne parliamo anche noi? Semplice: esiste in Italia un regista più rock di Carlo Verdone? No. L'indimenticabile botta e risposta con Claudia Gerini nel film del '95, la cui colonna sonora conteneva pure "Bringing down the light" di Robert Fripp e David Sylvian, "Cold metal" di Iggy Pop, "Do you take this man?" di Diamanda Galás e John Paul Jones (che vennero inclusi nello stesso anno in un cd, oggi introvabile, intitolato "Bianco, rock e Verdone - Il rock nel cinema di Carlo Verdone", chiaro riferimento alla pellicola dell''81), è lo spunto perfetto per raccontare quanto determinate scelte musicali abbiano contribuito non poco al successo di molti suoi film, già a partire dai primi due, "Un sacco bello" e "Bianco, rosso e Verdone", colonne sonore composte nientemeno che da Ennio Morricone (merito naturalmente di Sergio Leone, che aveva preso il giovane regista sotto la sua ala protettiva e che un pomeriggio lo portò a casa del leggendario compositore). Subito una chicca: la scena iniziale di "Un sacco bello", quella del bullo Enzo che esce dalla doccia e si veste per andare a convincere il suo amico Sergio a partire per un puttan tour in Polonia, Verdone la scrisse ascoltando "Traintime" dei Cream - Morricone trasformò quell'ispirazione in un irresistibile funk-rock strumentale. E il racconto dell'avventura del bullo con una minorenne al Palazzetto dello Sport durante un concerto dei Genesis?



Il 1983 è invece l'anno di "Borotalco", all'insegna di Lucio Dalla (ma come dimenticare il colloquio ai Colossi della Musica: "Per quanto pure Mozart..."), di cui è patita Eleonora Giorgi, bellissima. Il film viene realizzato tra l''81 e l''82, mentre il cantautore bolognese è in giro per l'Italia con il tour legato a "Dalla", e infatti una scena è ambientata proprio fuori dal tendone di un suo concerto. "L'ultima luna" accompagna i titoli di testa, frammenti di "Cara", "Meri Luis" e "Futura" vengono citati qui e là nelle scene e dalliana è anche la colonna sonora, che porta la firma di Fabio Liberatori, il tastierista degli esordienti Stadio (nei titoli di coda c'è la loro "Grande figlio di puttana"). La collaborazione si rinnova per il successo "Acqua e sapone", che si apre con una canzone - "Acqua e sapone", appunto - scritta da Vasco Rossi, musicata da Gaetano Curreri e cantata proprio dagli Stadio.



Dalla chitarra di Jimi Hendrix in "Maledetto il giorno che ti ho incontrato" (negli anni Verdone ha raccontato più volte la sua passione per il leggendario chitarrista, che andò ad ascoltare nel '68, diciottenne, al Teatro Brancaccio di Roma - leggete questo post che il regista ha pubblicato sui social nel 2017, per i 75 anni di Hendrix) al concerto di Joe Cocker in "L'amore è eterno finché dura": si potrebbe andare avanti a lungo e si rischierebbe pure di dimenticare qualcosa. Ma certi aneddoti, al di là delle citazioni, meritano di essere segnalati.

L'incontro con Jimmy Page dei Led Zeppelin, ad esempio: "In 'Perdiamoci di vista' avevo scelto come brano che accompagnava la nuotata di Asia nella grande piscina di notte 'Don't leave me this way' di David Coverdale e Jimmy Page - ha ricordato Verdone sui social - Da Londra arrivò l'ok di Coverdale ma non quello di Jimmy Page. E così scelsi 'Heartbeat' di David Sylvian e Sakamoto. Quando nel 1983 incontrai come intervistatore, per conto del Venerdì di Repubblica, Page e Robert Plant all'Hotel Principe di Savoia a Milano, espressi il mio rincrescimento a Page. Fu dispiaciuto e mi diede le coordinate per contattarlo direttamente in una successiva occasione. Ci siamo scritti in tutto quattro volte. Ma le mie poche righe non erano per chiedergli nulla, solo in occasione delle festività e del suo compleanno. Fu sempre gentile e disponibile. Ma prima o poi qualcosa gli chiederò. Magari un brano tratto dal suo album solista. Così non creiamo problemi con Plant... Jimmy Page il più creativo chitarrista della storia del rock". E quello con David Bowie: "Lo conobbi personalmente a Milano, a casa di Gianni Versace, nel 1991, nel periodo in cui giravo 'Maledetto il giorno che t'ho incontrato'. Dietro la rockstar scoprii una persona piacevole e molto colta, un grande esperto d'arte, e con una sorprendente conoscenza del futurismo italiano. Il giorno dopo, sul set, con Margherita Buy ci ritrovammo spesso a canticchiare 'Absolute beginners'. Lo incontrai di nuovo anni dopo, sul set de 'Il mio west', di Veronesi, e con l'occasione mi autografò un suo disco".

E che dire del Verdone batterista, allora? Dalla scena di "Un sacco bello" in cui l'ex figlio della borghesia romana Ruggero, diventato figlio dei fiori, torna finalmente a casa ("A Ruggè, come facevi co' sta batteria?": indimenticabile Mario Brega) alle esperienze in studio con Antonello Venditti (sua la colonna sonora di "Troppo forte") per "In questo mondo di ladri", "Benvenuti in paradiso", "Prendilo tu questo frutto amaro", "Dalla pelle al cuore" e "Unica". Menzione d'onore - e qui chiudiamo questo tributo - per il Verdone indie, quello che si fa fotografare con Tommaso Paradiso (l'ex leader dei Thegiornalisti, negli anni, lo ha omaggiato in più occasioni, dalla citazione di "Borotalco" nel video di "Felicità puttana" a "Dr. House"), che compare nei video di Carl Brave e che firma la prefazione del libro di poesie di Giulia Ananìa, in barba a certi tromboni che "no, questi nuovi cantautori di oggi non mi piacciono per niente".
Stay rock, Carlo!

Dall'archivio di Rockol - 1991, l'ultimo anno d'oro del rock
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