Fabrizio De André e "Crêuza de mä" per Genova: il commento di Walter Pistarini

Una rivelazione inedita dall'autore di "Fabrizio De André - Il libro del mondo": nel coro c'è una voce in più, non accreditata, ed è quella di...
Fabrizio De André e "Crêuza de mä" per Genova: il commento di Walter Pistarini

A proposito della nuova versione di "Crêuza de mä", della quale abbiamo già scritto qui, qui e qui, abbiamo chiesto un intervento a Walter Pistarini, massimo esperto italiano del repertorio di De André e autore di "Fabrizio De André - Il libro del mondo", pubblicato da Giunti Editore (oltre che della foto che illustra questa notizia).


Con l’inaugurazione, a Genova, del nuovo viadotto sul Polcevera, in sostituzione del ponte Morandi, è stata lanciata una nuova versione della famosissima canzone di Fabrizio De André "Crêuza de mä", con l’aggiunta, nel titolo, di “pe Zêna”. 
L’antefatto è noto a tutti: il 14 agosto 2018 crollava il viadotto Morandi portandosi con sé ben 43 persone. Dopo due anni si è risolto il problema della viabilità di Genova (con il ponte San Giorgio, progetto di Renzo Piano offerto alla città) mentre per le vittime si attende il processo per definire colpe e responsabilità (che comunque non potrà alleviare alcun dolore).
L’idea della canzone è nata dal Comune di Genova, che l’ha proposta a Dori Ghezzi. Quest’ultima, come ha avuto modo di dire, si è sentita subito coinvolta ed ha scoperto, con piacere, che a sentirsi coinvolti sono stati anche moltissimi dei più famosi cantanti italiani. L’unico rammarico è stato che molti, moltissimi di quelli che avevano dato la loro disponibilità sono rimasti esclusi per problemi di spazio. Alle fine le voci che si possono ascoltare sono quelle di 18+1 grandi artisti, oltre alla voce di Fabrizio De André nei primi versi (in ordine di apparizione): Mina, Zucchero, Diodato, Gianna Nannini, Mauro Pagani, Giua, Vinicio Capossela, Vasco Rossi, Paolo Fresu, Vittorio De Scalzi, Antonella Ruggiero, Francesco Guccini, Ivano Fossati, Ornella Vanoni, Giuliano Sangiorgi, Cristiano De André, Jack Savoretti, Sananda Maitreya. Per sapere chi canta cosa leggete qui. Alla nuova versione ha lavorato Stefano Barzan con il fondamentale contributo musicale del coautore del brano, Mauro Pagani, anche produttore e arrangiatore della versione originaria. Tutto è stato fatto per beneficenza. I ricavati andranno alla riqualificazione del Parco della Nora, al Campasso e per la realizzazione del Memoriale sotto al nuovo Ponte.

La canzone, l’album e la sua fortuna
"Crêuza de mä" è la canzone che dà il titolo ad un album con una storia singolare: appena uscito, nel febbraio del 1984, preoccupò non poco i discografici: Fabrizio De André, noto e apprezzato soprattutto per i testi delle sue canzoni, se ne usciva con un album scritto insieme a Mauro Pagani con testi in un genovese incomprensibile anche ai genovesi. La perplessità fu di breve durata. Dopo pochi mesi dall’uscita era già nella top ten delle vendite. Diventò anche uno degli album italiani più apprezzati all’estero, grazie anche a David Byrne, dei Talking Heads, che lo definì “uno degli album più importanti degli anni Ottanta”. Opinione riconfermata nel 2016. 
"Crêuza de mä", spesso tradotta come “mulattiera di mare”, che comunque rende l’idea, a voler essere precisi, è un sentiero che scende a mare tra due muri di cinta. La canzone parla di marinai che scendono a terra per una breve sosta per rifocillarsi, per poi riprendere il mare. Il termine che dà il titolo alla canzone compare solo nell’ultimo verso, e l’uso che fa De André del termine “crêuza de mä" tende più a dare l’idea di una increspatura del mare. Ne parla infatti quando i marinai devono riprendere il mare, dove il “padrone della corda marcia d'acqua e di sale che ci lega” li “porta”. 

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La nuova versione
L’impatto al primo ascolto è notevole. C’è chi si lamenta ogni volta che viene proposto qualcosa in nome di Fabrizio De André, a prescindere dal risultato. Personalmente ritengo che l’opera di De André sia un bene immateriale la cui diffusione non può che far bene alla gente. In questo caso, inoltre, c’è un contesto veramente particolare e notevole, con un risultato che non può non soddisfare anche i palati più fini. 
Il gioco delle voci è molto ben mixato e la scelta degli artisti è piuttosto azzeccata. Insieme a voci che un po' ti aspetti ce ne sono altre che raramente si prestano a eventi di questo genere, segno che veramente il senso di coinvolgimento, il voler aiutare, è stato molto contagioso. Il genovese, ostacolo non facile, è stato affrontato da tutti con serietà, e i risultati si sentono: pochissime incertezze ed un bel fluire.
Per capire meglio alcuni aspetti ho avuto una piacevole chiacchierata con Stefano Barzan, musicista e produttore, che ha avuto il non semplice ruolo di raccordare tutti i contributi di questa nuova versione lavorando con Dori Ghezzi e Mauro Pagani. 
I cori, nella canzone, sono veramente belli e ispirano a unirsi. Viene spontaneo chiedersi chi canta. La risposta è che nei cori cantano esattamente gli artisti che sono nel canto delle strofe. Quasi tutti hanno cantato il ritornello e in questo modo è stato possibile creare in studio il coro di voci. Stefano racconta che ha insistito molto perché cantasse anche Dori Ghezzi, che alla fine ha ceduto alle insistenze, e la si può ascoltare nell’ultima ripetizione del coro. E’ l’artista “+1”. 
Nella creazione dei cori si è cercato anche di elaborare un certo livello di crescendo, visto che la canzone è lunga oltre cinque minuti e va mantenuta la tensione emotiva. La chiusura di Samanda apre su un mondo internazionale.
Essendo un concerto nato sotto l’ombra del lockdown, si è lavorato molto “distanziati”. Pochi artisti hanno inciso da Stefano Barzan, quasi tutti hanno mandato il loro contributo audio in alta definizione seguendo le linee guida fornite. La scelta di impostare tutto in alta definizione audio è stata fatta per avere, a posteriori, la massima flessibilità di lavorazione. La base musicale è quella dei nastri originali.
Della canzone è stata fatta anche una versione che cominciava con "Da a me riva", con il pezzo di De André “ti me perdunié u magún / ma te pensu cuntru su” ("mi perdonerai il magone / ma ti penso contro sole"), da un’idea di Dori Ghezzi, per poi entrare con "Creuza". Di questa idea è rimasto lo sciabordio del mare a inizio canzone. 
Si è detto che il progetto ha anche uno scopo benefico. Perché ciò sia possibile si stanno valutando soluzioni diverse per poter raccogliere fondi da destinare alle opere indicate. Stefano Barzan ha lavorato in modo tale da poter offrire al mercato un prodotto di alta qualità, magari su vinile, ma la cosa non è ancora definita.
Un ultimo commento sul video ufficiale. Direi che non è all’altezza dell’audio. Una serie di foto che si colorano, senza persone, senza creuze, quasi senza storia. Salverei l’ultima immagine, il ponte San Giorgio illuminato dai colori dell’Italia. 

Walter Pistarini

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