Addio a Tony Allen. Il ricordo di Jovanotti

Il batterista, storico collaboratore di Fela Kuti, è considerato uno dei padri dell'afrobeat
Addio a Tony Allen. Il ricordo di Jovanotti

Il settantanovenne batterista nigeriano Tony Allen, noto per la sua collaborazione con Fela Kuti negli Settanta e considerato uno dei capostipiti dell'afrobeat, è morto a Parigi nelle prime ore di oggi, venerdì primo maggio, per le conseguenze di un'aneurisma dell'aorta addominale: lo riferisce la BBC.

Allen iniziò a dedicarsi alla batteria a diciotto anni, suonando in varie band prima di entrare in contatto con il percussionista Fela Kuti, negli anni Sessanta, insieme al quale modellò il sound dell'afrobeat, basandosi sui classici del jazz - tra gli altri, Art Blakey, Elvin Jones, Philly Joe Jones e Gene Krupa, ma creando uno stile personale e profondamente africano, lontano da quello (americano) imperante: il sodalizio con il suo connazionale Kuti si concretizzò, negli anni Settanta, negli album "Expensive Shit", "Zombie" e "Unknown Soldier", considerati ormai dei classici del genere.

Le crescenti tensioni politiche in Nigeria portarono Allen a interrompere la sua collaborazione con Kuti e a trasferirsi, a metà degli anni Ottanta, nella Capitale francese, collaborando con artisti come Kid Creole, Coconuts, Amina e Manu Dibango, e lottando (con successo) contro la sua dipendenza da eroina: a partire dagli anni 2000 l'artista visse una vera e propria seconda giovinezza, esibendosi con i Good, the Bad & the Queen del già leader di Blur e Gorillaz Damon Albarn, con il quale diede vita al progetto Rocket Juice & the Moon, e collaborando con - tra gli altri - Grace Jones, Charlotte Gainsbourg, Air, Gonjasufi e Angélique Kidjo, per la quale incise le parti di batteria sull'album vincitore - nel 2019 - di un Grammy Award "Celia".

"Ciao maestro, genio del ritmo", sono state le parole usate da Jovanotti per ricordare l'artista, che collaborò con il cantautore romano di origini toscane per l'album "Oh vita" del 2017: "Ci ha lasciato uno dei musicisti più importanti di sempre. Esiste il ritmo prima e dopo la sua invenzione condivisa con king Fela Kuti, l'afrobeat. Abbiamo suonato insieme, lui è stato fantastico con me, generoso di racconti pazzeschi sugli anni della gloria e su quelli in cui nessuno lo voleva più, poi la rinascita, diventare un mito per generazioni che continuano a scoprire il suo sound e ad attingere a quella fonte sempre freschissima di musica. Era magico. Il groove di Tony è il ponte tra l’africa animista e ancestrale e il funk, nessuno può restare fermo se lui suona la batteria. Un tocco delicatissimo eppure una potenza che sembra un agente atmosferico, un plotone di guerrieri in festa. Un gigante della musica che pesava una manciata di kili, leggero, quasi invisibile fuori dalla sua postazione di re dell’afrobeat, poi si metteva alle bacchette ed era enorme. Ciao Tony e grazie! Ti ascolteremo sempre".

 

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