Galeffi racconta la sua crescita e quella dell'indie: 'Siamo stati una reazione, le cose continueranno a cambiare'

Il cantautore romano torna con "Settebello", primo album per una major, che apre una nuova fase dopo una pausa lunga un anno: l'intervista.
Galeffi racconta la sua crescita e quella dell'indie: 'Siamo stati una reazione, le cose continueranno a cambiare'

Due anni e mezzo fa con "Scudetto", uscito per l'indie milanese Maciste Dischi, tra le label di riferimento della nuova scena italiana, quella partita "dal basso" e arrivata nel giro di poco tempo a conquistare gli spazi che fino a poco prima erano occupati dalle star del pop, il romano Galeffi riuscì a farsi un nome tra i seguaci dell'ItPop e a finire nelle stesse playlist di Calcutta, Tommaso Paradiso, Coez, Carl Brave, Franco126, Motta, Gazzelle & Co.

: "Sono stato l'ultimo del primo treno dell'indie a fare le cose veramente 'indie', senza il supporto di nessuno". Seppur non clamoroso come quello di chi - tra quei nomi - è arrivato ad annunciare sold out nei palasport, il successo del disco d'esordio del .cantautore è stato comunque discreto e gli ha permesso di guadagnarsi la fiducia delle major: il nuovo album è uscito lo scorso venerdì per Maciste Dischi/Polydor/Universal, si intitola "Settebello" (leggi la recensione) e racconta la sua crescita artistica, aprendo una nuova fase dopo una pausa lunga un anno. "Sentivo la responsabilità di dover fare un disco importante, maturo, diverso da quello che fu 'Scudetto'. Stavolta avevo tutt'altro tipo di consapevolezze e di paure", racconta Marco Cantagalli - questo il suo vero nome - a Rockol.

Il disco sarebbe dovuto uscire il 13 marzo, ma gli eventi legati alla rapida diffusione del Coronavirus hanno spinto Galeffi e il suo team a posticiparlo di una settimana, sperando che l'emergenza rientrasse.

Così non è stato e alla fine il cantautore si è rassegnato all'idea di pubblicare l'album in un momento così delicato (anche per la musica, con negozi chiusi e con l'isolamento domiciliare che non sembra incentivare le persone ad ascoltare musica dai propri dispositivi, ma dedicarsi ad altre attività in casa): "Sarebbe stato folle rimandare a chissà quando l'uscita", spiega Galeffi, "magari queste canzoni riusciranno a tenere compagnia ai ragazzi che in questi giorni devono restare a casa e hanno voglia di ascoltare musica. Il vero problema è la promozione: oltre alle interviste, sto facendo alcune dirette Instagram in cui suono un po' di brani chitarra e voce. Una sorta di concerto virtuale, con canzoni su richiesta". .

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Quello che prova a fare Galeffi con le canzoni di "Settebello" è fare la differenza all'interno della nuova scena cantautorale, quella del giro ItPop: mentre altri esponenti del gruppo continuano a giocare con i luoghi comuni del genere, tra trollate e varie paraculate, lui fa un passo di lato, portando a uno step superiore la sua musica e cercando suoni e sapori diversi rispetto a quelli del disco d'esordio.

"È un disco che va ascoltato più volte. Non sto dicendo che sono il nuovo Frank Zappa, ovvio, ma semplicemente che questo album non è esattamente la stessa cosa di 'Scudetto'", prova a far notare il cantautore, parlando delle scelte legate agli arrangiamenti e alle strutture dei brani, "volevo mettermi in discussione, uscire fuori dalla mia comfort zone. Mi sono permesso di pensare a cosa avrebbero fatto i miei idoli, su tutti Paolo Nutini e Cesare Cremonini: disco dopo disco, hanno sempre spiazzato, cambiando pelle". Ad aiutarlo a provare a centrare l'obiettivo sono stati i .

Mamakass , il duo composto da Fabio Dalé e Carlo Frigerio già dietro al successo dei Coma Cose (e più attivi in ambito rap che cantautorale), subentrati in cabina di produzione a Federico Nardelli: "Ci siamo conosciuti grazie ad alcune sessioni di scrittura per pezzi poi incisi da altri cantanti (Galeffi ha firmato un contratto come autore con Warner). Abbiamo notato che c'era stima e che condividevamo l'attitudine nel fare musica".
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Se due anni e mezzo fa le sue canzoni ricalcavano le caratteristiche di quelle dei protagonisti della scena, oggi Galeffi strizza l'occhio alla scuola genovese di Gino Paoli e Bruno Lauzi (nel singolo "America", con fraseggi jazz al piano) e al rock britannico (in "Cercasi amore"), cercando uno stile tutto suo: "Con 'Scudetto' sono andato ad occupare l'ultimo sedile libero dell'ultimo vagone del primo treno dell'indie, che coincideva con il primo sedile libero del primo vagone del secondo treno", riflette.

La metafora ci sta tutta: "Il grande hype della prima era dell'indie stava per concludersi, lasciando spazio alla seconda era. Io penso di avere il piede nell'una e nell'altra". E ora che l'indie è diventato il nuovo pop, cosa succederà? "L'indie si è sdoganato. È morto, come dicono Le Coliche. Al di là di chi più chi meno lo abbia ucciso, quello che posso dire è che si è persa la molla di partenza, lo spirito iniziale. La grande novità che avevano portato i primi nomi, dai Cani ai Thegiornalisti, aveva iniziato presto a svanire. E oggi si è tutto normalizzato. Non ho la sfera di cristallo per prevedere cosa succederà: noi siamo stati la risposta a una sorta di nulla che c'era nella discografia italiana in quel momento, alle proposte noiose che venivano fatte dalle major e che avevano spinto la gente a disinteressarsi della musica italiana. Sicuramente le cose continueranno a cambiare". .

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