Galeffi racconta la sua crescita e quella dell'indie: 'Siamo stati una reazione, le cose continueranno a cambiare'
Due anni e mezzo fa con "Scudetto", uscito per l'indie milanese Maciste Dischi, tra le label di riferimento della nuova scena italiana, quella partita "dal basso" e arrivata nel giro di poco tempo a conquistare gli spazi che fino a poco prima erano occupati dalle star del pop, il romano Galeffi riuscì a farsi un nome tra i seguaci dell'ItPop e a finire nelle stesse playlist di Calcutta, Tommaso Paradiso, Coez, Carl Brave, Franco126, Motta, Gazzelle & Co.: "Sono stato l'ultimo del primo treno dell'indie a fare le cose veramente 'indie', senza il supporto di nessuno". Seppur non clamoroso come quello di chi - tra quei nomi - è arrivato ad annunciare sold out nei palasport, il successo del disco d'esordio del cantautore è stato comunque discreto e gli ha permesso di guadagnarsi la fiducia delle major: il nuovo album è uscito lo scorso venerdì per Maciste Dischi/Polydor/Universal, si intitola "Settebello" (leggi la recensione) e racconta la sua crescita artistica, aprendo una nuova fase dopo una pausa lunga un anno. "Sentivo la responsabilità di dover fare un disco importante, maturo, diverso da quello che fu 'Scudetto'. Stavolta avevo tutt'altro tipo di consapevolezze e di paure", racconta Marco Cantagalli - questo il suo vero nome - a Rockol.

