Vasco Rossi tra pubblico e privato: com'è il film che racconta gli ultimi due anni

"Volevo far vedere delle 'stanze' del mondo di Vasco Rossi che nessuno aveva mai visto", spiega a Rockol il regista Pepsy Romanoff. E sul futuro...

Vasco Rossi tra pubblico e privato: com'è il film che racconta gli ultimi due anni

Il punto di partenza è sempre Modena Park, il concerto-evento che nell'estate del 2017 vide Vasco festeggiare la sua storia davanti a oltre 200mila spettatori: "Dopo quarant'anni di carriera e un evento del genere cosa fai? Devi fermarti", spiega il rocker di Zocca all'inizio del film. Chissà, magari nei mesi successivi a quel concerto caldeggiò davvero l'idea di mettere la parola "fine" alla sua attività dal vivo. Alla fine, però, ha vinto la voglia di stare sul palco: "Mi sono detto: 'Adesso ricomincio daccapo, ma con un tipo di spettacolo nuovo'". Comincia con queste riflessioni "Vasco Non Stop Live 018+019", il film-documentario (arrivato al cinema ieri sera: resterà in sala anche oggi e domani) che racconta le ultime due tournée di Vasco Rossi in attesa del disco dal vivo che uscirà il prossimo 6 dicembre e del nuovo capitolo della sua epopea rock: i concerti sui palchi dei festival in programma nell'estate del 2020 (con una doppietta al Circo Massimo di Roma).

Il film è stato realizzato mettendo insieme immagini raccolte negli ultimi due anni da Pepsy Romanoff, che collabora con Vasco da ormai qualche anno (oltre a dirigere i video dei suoi singoli più recenti ha anche curato la regia di "Vasco tutto in una notte. LiveKom015" e del film su "Modena Park"): dalle prove al Rockisland di Rimini ai sei concerti a San Siro. Il racconto comincia proprio dai momenti immediatamente successivi alla fine dell'ultimo concerto a Milano, poi un flashback porta gli spettatori indietro nel tempo di qualche mese, a Rimini, nel locale-palafitta dove nella primavera dello scorso anno Rossi radunò i suoi musicisti per mettere a punto lo spettacolo che avrebbe poi portato negli stadi di Torino, Padova, Roma, Bari e Messina: "La sfida più grande è stata quella di riuscire a tenere duro per due anni: diciassette date sono tante, e di conseguenza ci siamo trovati con un sacco di materiale da passare in rassegna e selezionare. Credo che con tutto quello che abbiamo accumulato - quasi trecento ore di girato - ci sia del materiale buono per altri due film", commenta Pepsy Romanoff a Rockol, "è stato difficile rinunciare a certe chicche, però abbiamo lasciato solo il meglio del meglio di quello che avevamo. Sono molto felice, e credo sia molto difficile scendere dal livello che abbiamo raggiunto: abbiamo riversato molte parti in pellicola a 16 millimetri, volevo che fosse un racconto di un concerto rock con molte sfaccettature, con parti sia in bianco e nero che a colori, passando dai 16/9 al super 35. Tutto diverso, come sono le canzoni di Vasco che passano dalla ballad, al rock, al punk, all'heavy metal".

"Vasco Non Stop Live 018+019" è una vera e propria immersione nella filosofia del rocker, nel suo mondo: dall'infanzia tra Zocca e Modena (in "Mi si escludeva" racconta di quando gli altri ragazzini a scuola lo prendevano in giro perché a differenza loro, che erano nati e cresciuti in città, lui "veniva dalla montagna" - ma la riflessione poi si allarga e arriva all'attualità) al presente, fatto di riflessioni amare e sincere sul tempo passato (in "Canzone" non manca un omaggio ai suoi ex compagni di viaggio, Massimo Riva e Guido Elmi: il primo scomparso nel 1999, l'altro nel 2017, un mese dopo Modena Park). "Abbiamo montato nove versioni del film, perché avevamo delle incertezze su quanto materiale veramente valido avessimo a disposizione. Tagliare è sempre molto difficile, però poi abbiamo trovato una strada più semplice del previsto: ci siamo lasciati andare al flusso della narrazione", dice il regista, "banalmente sono partito da quando lui ha fatto il suo primo record, cioè alla fine della prima serata dell'ultimo concerto a San Siro. In ultima istanza, però, è sempre la musica a essere padrona. Tutti i discorsi che ho fatto da regista li ho appoggiati tutti sulla scaletta: sono partito con l'idea di fare una cosa molto più complessa, ma in fondo sono le idee semplici a fare breccia, così come fa la scrittura di Vasco".

C'è il Vasco pubblico (che racconta sé stesso e la sua "vita spericolata" sul palco di fronte alla sua gente) e quello privato (che nelle interviste realizzate dal team di Pepsy Romanoff spiega i significati dietro alcune scelte). E poi ci sono i contributi dei componenti della sua band, ora capitanata dal chitarrista Vince Pastano - che ha ereditato da Guido Elmi la direzione artistica dei concerti - e composta da Stef Burns (anche lui alle chitarre), dallo storico bassista del rocker Claudio Golinelli (che quest'anno, dopo i problemi di salute degli ultimi mesi, si è alternato con Andrea Torresani), il batterista Matt Laug, il tastierista Alberto Rocchetti e i polistrumentisti Frank Nemola e Beatrice Antolini: "Volevo far vedere delle 'stanze' del mondo di Vasco Rossi che nessuno aveva mai visto, quindi le prove per i live, la registrazione dei provini, e quando si cerca di capire quale sia la migliore linea artistica da adottare per stilare due scalette come quelle che lui ha presentato nel suo ultimo tour", spiega ancora Pepsy Romanoff. Che come reference per questo progetto ha proposto a Vasco lavori come "Olé olé olé" dei Rolling Stones (il documentario di Paul Dugdale che nel 2016 raccontò il tour in Sud America di Mick Jagger e soci, con lo storico concerto finale a Cuba), "A head full of dreams" dei Coldplay e in parte anche "Homecoming" di Beyoncé: "Gli abbiamo fatto capire che altre star, sul grande schermo, avevano aperto stanze segrete al proprio publico, e da lì siamo partiti per un percorso che spero potrà continuare".

Il futuro? Il videoclip di "Se ti potessi dire", il nuovo singolo uscito lo scorso ottobre, filmato in studio di registrazione, lontano dalle atmosfere epiche dei concerti, potrebbe indicare la strada: "Mi piacerebbe togliere. Andare all'essenza dell'artista e raccontare una parte di vita che non è il palco ma che è sempre musicale, più intima", confessa il regista. La mente va subito a "One more time with feeling", il film-documentario di Andrew Dominik sulle registrazioni di "Skeleton tree", il disco che Nick Cave incise dopo la tragica morte del figlio Arthur: "Il riferimento al Nick Cave di 'Skeleton Tree' in 'Se ti potessi dire' va in quel senso: io ho voluto accostare Vasco a Nick Cave perché li metto sullo stesso piano. Nello studio accadono tante magie: Vasco è un personaggio magico e carismatico, ecco perché mi piacerebbe fare qualcosa in questa direzione".

di Mattia Marzi e Davide Poliani

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