Natalie Imbruglia presenta 'Counting down the days'

Natalie Imbruglia presenta 'Counting down the days'
Torna Natalie Imbruglia dopo tre anni e mezzo da “White lilies island” e quasi sette da“Torn”, il tormentone che l’ha portata a diventare una pop star a tutti gli effetti dopo una carriera iniziata come modella e attrice (nella soap opera “Neighbours”). Con l’album precedente non era riuscita a bissare i fasti dell’esordio, ma il nuovo singolo “Shiver” e il disco “Counting down the days” hanno tutte le carte in regola per ripetere quel successo. “Il primo album è stato il più emozionante da realizzare: non ci sono aspettative e non hai nulla da perdere”, racconta la Imbruglia durante l’incontro con la stampa di oggi. “Il secondo è stato molto importante per capire e imparare le regole ed entrare in confidenza con la scrittura dei brani. Ho ricevuto molte pressioni per ‘White lilies island’ e qualcuno lo considera come un errore, un passo falso, ma è stata una tappa importante per la mia carriera. Quest’ultimo album lo è ancora di più: rappresenta un buon compromesso fra la ma crescita come songwriter e le aspettative della casa discografica. E’ un lavoro nel complesso ottimista e dalle canzoni si percepisce il momento i felicità che sto vivendo”. Felice di vivere in Inghilterra? “Sì, mi diverto molto. Rispetto all’Australia, dove vive mio marito (Daniel Johns, ex Silverchair, ora a capo dei The Disassociatives, che ha scritto per questo album il brano “Satisfied”), il tempo non è il massimo, ma ci sono molti stimoli”. Quali album ti hanno stupita ultimamente? “Beh, sicuramente i The Disassociatives, fanno grande musica pop. E poi Rufus Wainwright. Anche se non ho ancora ascoltato l’ultimo album, trovo straordinario ogni suo lavoro”. Tornando a “Counting down the days” - prodotto da Ben Hillier (“Think thank” dei Blur e Doves fra i suoi lavori più recenti) -, l’inizio è affidato a una canzone dal titolo emblematico, “Starting today”, posta lì proprio a significare un nuovo inizio. Le prime fasi di stesura del disco sono iniziate nel 2002. Molto materiale è stato messo insieme, sufficiente per un paio d’album; perciò la fase di registrazione ha rappresentato il momento di raffinare le idee e d’identificare la direzione che Natalie voleva prendere con questo disco: all’inizio rock, poi pop. “Il processo creativo è sempre molto organico. Non mi piace arrivare in studio con troppe idee predefinite, tranne quando desidero riflettere dove mi trovo e divertirmi esprimendo la gioia di essere lì in quel momento. Il mio stato d’animo per quest’album era di puro divertimento e di fiducia nelle mie capacità”. Anche se l’intenzione rock è rimasta nel brano “Sanctuary”, decisamente diversa rispetto all’atmosfera patinata del resto dell’album. “Era stata scartata dal secondo album perché non piaceva alla casa discografica, mentre io la adoro, e molte persone che hanno ascoltato l’album la trovano originale. Direi che è un brano ‘up’”. Riguardo alle esperienze nel campo del cinema, come attrice in “Johnny english” al fianco di Rowan Atkinson e John Malkovich, Natalie Imbruglia sembra voler mantenere il piede in due scarpe: sì, le piace la musica e cantare, ma una porta aperta come attrice è bene tenerla aperta. “La proposta per il film è arrivata al momento giusto. Avevo terminato il secondo album e avevo del tempo a disposizione. Mi ha appassionato e divertito molto, soprattutto Rowan Atkinson nei panni di un improbabile James Bond”. Mentre il ruolo di testimonial per L’Oreal? “Mi hanno contattata loro. E’ stato un onore”. Al collo porta un pendolo e quando gli si chiede di aprirlo ammette che dovrebbe contenere la foto dei genitori o del marito, ma lo indossa solo perché è fashion. Ti piace la moda? “Sì e no. E’ difficile restare al passo con la moda. Però mi piacciono molto le scarpe e le borse”. Nel 2002 la sua musica è approdata al cinema, nel film “Stigmate”, nel quale ha cantato una canzone scritta da Billy Corgan degli Smashing Pumpkins. “Mi trovavo a Londra in uno studio di registrazione. E nello stesso studio c’era Billy, che mi ha semplicemente chiesto di cantarla”. Cosa puoi dirci delle tue origini italiane? “Mio padre è nato a Lipari, ma quando aveva quattro anni si è trasferito con la famiglia in Australia. Mi ha detto che in quel periodo o si andava a finire lì o in Argentina, in cerca di lavoro. E hanno deciso facendo testa o croce. Magari sarei potuta essere un’argentina adesso… Poi mio padre ha conosciuto mia madre, che è rimasta incinta, e non è più tornato in Sicilia, anche se parla un po’ di dialetto. Mi piace la cultura italiana, il modo in cui le persone si rapportano a livello emotivo. E sento di avere un temperamento italiano”. Il futuro prossimo vedrà Natalie Imbruglia presa da impegni promozionali e dalla preparazione di un tour che la porterà ad esibirsi in qualche festival estivo, oltre che a Festivalbar.
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