Junior Cally, il dissing a Fedez e l'album: 'Io scrivo, la gente immagina'

Il rapper si è tolto la maschera e ha deciso di parlare: l'intervista.
Junior Cally, il dissing a Fedez e l'album: 'Io scrivo, la gente immagina'

La vera notizia, per i seguaci della scena rap italiana, è che stavolta Junior Cally ha deciso di metterci la faccia. Nel vero senso della parola. La sorpresa è arrivata con il video di "Tutti con me", il singolo che ha anticipato l'uscita di "Ricercato": all'inizio della clip il rapper romano  si toglie la maschera antigas che ha sempre rappresentato la caratteristica principale del suo progetto, mostrando per la prima volta al pubblico il suo volto.

"Sapevo che prima o poi sarei arrivato a questo punto", spiega, "è come quando chiudi una storia d'amore e ne apri un'altra". Superfluo dire che il nuovo album, dodici tracce che vedono anche la partecipazione di Livio Cori, Clementino e Jake La Furia e che segnano il suo esordio per una major (prima dell'estate è passato dal roster dell'indipendente Sugar a quello della multinazionale Sony), rappresenta uno spartiacque nella sua carriera: "Era arrivato il momento di dare un volto a questa cosa".

L'uscita dell'album è stata accompagnata da una piccola polemica che, sempre tra i seguaci della scena, non è passata inosservata: il presunto dissing rivolto a Fedez contenuto proprio in "Tutti con me".

"Ho fatto un figlio, sai a quale scopo / Un leone in gabbia per fare le foto", rappa Junior Cally - vero nome Antonio Signore, classe 1991 - in un passaggio del testo: un riferimento, secondo i più maliziosi, proprio all'ex giudice di "X Factor". È davvero così o è solamente un'interpretazione? "Io scrivo, la gente immagina. Chi lo ha detto che è un dissing rivolto a Fedez? Io con i miei versi ho semplicemente rappresentato una cosa che accade sempre più spesso al giorno d'oggi: la gente non fa in tempo a fare un figlio che posta la foto sui social. Quella del leone in gabbia è solamente un'immagine", risponde lui. Che nella stessa canzone se la prende anche con i giornalisti: "Scrivono articoli su di me, ma non sanno la storia". Una reazione al "vizio dei media di andare a scandagliare nella vita delle persone", spiega Cally: "Una volta hanno scritto che mettevo la maschera per coprire le ferite di un incidente. La maschera è un elemento di fascinazione, ci può stare. Però bisognerebbe informarsi un po' di più, prima di scrivere certe cose". .

La verità è che quella maschera cominciava a stargli stretta: "Ora ho una maschera in faccia, è pesante, mi stanca / Qui l'ossigeno manca, ho la tachicardia / L'ansia quasi mi mangia, non vedo chi mi guarda / E soffrirò fino a quando la strapperò via", rappa Cally nell'ultimo brano del disco, "Nessuno con me". Quella stessa ansia, generata dal dover nascondere a tutti i costi il suo volto in pubblico negli ultimi mesi lo aveva visto protagonista, suo malgrado, di episodi spiacevoli. Come quando quest'estate un fan si era intrufolato nel backstage di un suo concerto e con il cellulare era riuscito a scattare alcune foto di Cally a volto scoperto: "Lì ho capito che la decisione di togliermi la maschera, che avevo già preso mesi prima, era quella giusta. Ho cominciato a nascondermi perché credevo, e lo credo ancora oggi, che per apprezzare un artista il pubblico ha bisogno delle orecchie, non degli occhi. Credo di aver seminato bene fin qui: sono contento di avere una fanbase intelligente che è riuscita a comprendere il mio messaggio".

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