Il cantautorato alla deriva? Ci salverà Fulminacci

Conosciamo più da vicino la grande speranza del cantautorato italiano di questo finale degli anni Duemiladieci.

Il cantautorato alla deriva? Ci salverà Fulminacci

Che aria tira a Roma ora che Calcutta e Tommaso Paradiso sono di fatto diventate le nuove star del pop e hanno lasciato un vuoto importante nel circuito del nuovo cantautorato? La scena è morta? Non proprio: sono molti i giovani sulla rampa di lancio che porta dritta al successo. Pronti a riempire quel vuoto. Da Clavdio a Moci, passando per Laila Al Habash, Bartolini, gli Psicologi e gli esponenti della crew trasteverina 126 (la stessa di cui fa parte Franco126 - e di cui faceva parte anche Carl, prima di dividersi dal suo sodale). A guidare il gruppo è Fulminacci. Un esordio fulminante, il suo: un disco - "La vita veramente" - arrivato all'improvviso e che nel giro di poche settimane ha reso Filippo Uttinacci, questo il vero nome del cantautore (classe 1997), uno dei nomi da tenere d'occhio per la stagione discografica 2019-2020.

Se siete stanchi dei fenomeni del cosiddetto "indie", Fulminacci è il cantautore che fa al caso vostro. La sua è una proposta particolare, che - a parte le origini - ha in comune ben poche cose con gli altri nomi della scena. Qualcuno l'ha accostato a Daniele Silvestri, qualcun altro ha scomodato nientemeno che Rino Gaetano. In effetti, Filippo nelle sue canzoni riprende tanto la spensieratezza dei cantautori degli anni '90 quanto la poesia e l'ironia dei cantautori degli anni '70: è come se lo spirito della generazione del Locale e parte di quella del Folkstudio rivivessero in questo giovane cantautore poco più che ventenne.

Proprio questa vicinanza artistica sia con i giganti degli anni '70 che con i protagonisti del club di vicolo del Fico, forse, ha permesso a Fulminacci di mettere d'accordo i giornalisti chiamati a votare per l'assegnazione delle Targhe Tenco, dove il cantautore romano si è aggiudicato la targa come "Opera Prima" con il suo "La vita veramente". Ritirerà il premio durante la cerimonia di consegna che si terrà al Teatro Ariston di Sanremo ad ottobre: in passato lo stesso riconoscimento è andato a Elisa, Simone Cristicchi, Le Luci della Centrale Elettrica, Colapesce, Appino e Motta.

Se in un primo momento "La vita veramente" può portarti ad identificare Fulminacci con il cantautorato romano di terza scuola - quello che fa capo a Paradiso e Calcutta, insomma - in realtà a furia di ascoltarlo capisci che pur appartenendo a quella scena lui con gli altri c'entra poco.

Nel grande party dell'indie pop di questi anni, anziché fare il fenomeno, Filippo rimane in un angoletto a sorseggiare il suo bicchiere di sangria, guardandosi timidamente intorno. Anche la provenienza geografica è diversa: mentre gli altri arrivano quasi tutti da Roma est (ad eccezione dello stesso Paradiso e di Gazzelle, pura Roma nord, e di Carl Brave e Franco, che invece sono di Trastevere), Fulminacci arriva da un quartiere di Roma ovest, Casal Lumbroso. "So' de periferia però non quella inflazionata", canta in "Borghese in borghese", il singolo che ha anticipato l'uscita del suo album d'esordio.

"'La vita veramente' è un disco pieno di me e questa è sicuramente la cosa più bella. Lo considero un album estremamente vario, quasi schizofrenico nella sua proposta stilistica, ma nonostante questo nessun brano risulta figlio unico, ha una coerenza tutta sua e rispecchia la mia voglia di sperimentare e di non fermarmi mai, neanche quando sono soddisfatto", ha spiegato Fulminacci a proposito del suo album d'esordio, pubblicato da Maciste Dischi, la stessa etichetta già dietro al successo di - tra gli altri - Gazzelle e Canova, "parlo di amori e rincorse, di tangenziali e gite, tradimenti e caffè, sigarette, ascensori e semafori, insomma parlo della vita, veramente".

Il 1° maggio Fulminacci si è esibito sul palco del Concertone di Piazza San Giovanni, a Roma. La sua presenza nel cast era stata accolta con un po' di scetticismo, se non altro perché il cantautore aveva alle spalle appena due concerti, quelli che pochi giorni prima lo avevano visto suonare per la prima volta dal vivo le canzoni del suo disco nei club di Roma e Milano, e prima di quei concerti - ha raccontato chi lavora con lui - Filippo non aveva mai fatto ascoltare le sue canzoni a più di tre persone. Invece proprio all'inizio della diretta televisiva si è presentato di fronte alla folla di Piazza San Giovanni armato solamente della sua chitarra e - a sorpresa - ha proposto una delle migliori esibizioni dell'edizione 2019 del Concertone.

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