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NEWS   |   Recensioni concerti / 05/07/2019

Cure in concerto all'Exit Festival 2019: se lo stupore si rinnova

Robert Smith e soci hanno fatto tappa a Novi Sad, in Serbia, dopo i passaggi a Firenze Rocks e Glastonbury: ecco perché chi nel 2019 non li ha ancora visti farebbe bene a rimediare il prima possibile

Cure in concerto all'Exit Festival 2019: se lo stupore si rinnova

Non è solo un pezzo di storia del rock, tra l'altro interpretato con una classe prerogativa di pochissimi, quello che i Cure hanno portato poche ore fa sul palco dell'Exit Festival 2019 di Novi Sad, in Serbia. Al di là della nuda cronaca, che racconta di un ibrido tra il set proposto un paio di settimane fa a Firenze, e quello - recentissimo - sfoderato sul palco di Glastonbury solo lo scorso weekend, con il trittico composto da "Plainsong", "Pictures of You" e "High" ad aprire le danze, come sul prato di Pilton, una sezione centrale incardinata - come alla Visarno Arena - su "Fascination Street", "Never Enough", "In Between Days" e "Just Like Heaven", con - a seguire - l'inevitabile gran finale a base di "Lullaby", "The Caterpillar", "The Walk", "Friday I'm in Love", "Close to Me" e "Boys Don't Cry", Robert Smith e soci, sulle sponde del Danubio ieri sera così come su quelle dell'Arno qualche giorno fa - da un lato hanno impartito una lezione, dall'altro hanno offerto uno spunto, molto concreto, a chi teme che il rock, ormai, da dire abbia molto poco.

Un repertorio monumentale com'è il loro, oggi come oggi, se lo possono permettere in pochissimi, soprattutto se della loro generazione. E da solo non basta, per costruire in grande show. I Cure, festeggiando da una parte i loro quarant'anni di carriera e dall'altra i trenta dalla pubblicazione di "Disintegration", correvano diversi rischi. Il più grosso - considerando che la band di Smith è ormai una macchina oliata alla perfezione, in termini di tecnica e affiatamento - era quello di costruire il classico monumento a sé stessi, scivolando nell'autocelebrazione sfacciata - seppur meritata, sia chiaro - di chi sa di non dover provare più nulla a nessuno in un mondo dove gli esami non finiscono mai. E invece no.

La grandezza sta anche nel saper sfogliare le pagine di un grande passato sì con confidenza, ma anche con levità, e in questo i Cure sono dei maestri: nelle due ore e mezzo - iniziate, giusto per non rendere le cose troppo facili, sotto una pioggia piuttosto fitta - passate sul palco della fortezza di Petrovaradin, Smith e i suoi non si sono limitati a organizzare una parata delle perle del proprio catalogo, ma hanno saputo raccontare - per l'ennesima volta, eppure in modo sempre nuovo - la loro storia.

Su un palco tutto sommato piccolo - almeno per gli odierni standard dei megafestival - e praticamente senza scenografia, i Cure sono stati capaci di costruire una magia che ha tenuto incollati alle transenne per 150 minuti famiglie al gran completo, raver, rocker, spettatori casuali e presenzialisti da branded hospitality, senza ricorrere nemmeno per un secondo anche al più ingenuo degli espedienti da grande evento live: perché sì, si può fare. O, almeno, loro - come pochissimi altri in tutto il mondo - possono.

Non sarebbe ingiustificato, certo, pensare che uno show del genere possa essere allo stesso tempo il suggello e la pietra tombale di una carriera: immaginare un tour in supporto al nuovo album, con il conseguente spostamento nelle setlist di baricentro e distribuzione dei pesi, non è esattamente facile, specie dinnanzi allo stato di grazia mostrato da Smith e i suoi sui palchi in questi mesi. Ma a che punto si trova la carriera dei Cure, dopotutto, lo sanno solo i Cure. Che, sommersi in una line-up - quella dell'Exit - affollatissima di star della techno, dell'edm e del rap, come vogliono ormai i cartelloni dei grandi eventi internazionali, hanno dimostrato che la differenza la si può benissimo fare anche a sessant'anni, con una chitarra in mano e con una band che dai più è considerata materia da appassionati di oldies. Perché alla fine, banalmente, si torna sempre al solito connubio tra forma e sostanza: se la seconda non manca, il resto viene da sé. Se, poi, viene anche accompagnata da classe e talento fuori dall'ordinario, allora succede - ancora una volta - il miracolo.
(dp)

Scaletta:

Plainsong
Pictures of You
High
A Night Like This
Just One Kiss
Lovesong
Last Dance
Burn
Fascination Street
Never Enough
Push
In Between Days
Just Like Heaven
From the Edge of the Deep Green Sea
Play for Today
A Forest
Primary
Shake Dog Shake
39
Disintegration

Bis:
Lullaby
The Caterpillar
The Walk
Doing the Unstuck
Friday I'm in Love
Close to Me
Why Can't I Be You?
Boys Don't Cry

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